Sabato, 22 Settembre 2018
CATANIA

Cosche siciliane alla corte del cartello di Medellin

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Cosche siciliane alla corte del cartello di Medellin

Un container carico di cocaina. È stato scoperto nel corso delle perquisizioni dei finanzieri di Catania sui mezzi provenienti dal Sud America, trasportati dalla motonave “Brussels” presso il porto di Salerno. Scoperti 110 chili di cocaina ed eseguiti tre provvedimenti di fermo emessi dalla Dda etnea nei confronti dei componenti di un’associazione internazionale di trafficanti.

L’ingente quantitativo di cocaina purissima era contenuto in alcuni borsoni nascosti all’interno di un container carico di banane. Lo stupefacente era destinato al mercato siciliano e avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali coinvolte almeno 14 milioni di euro.

Un gruppo criminale formato da persone residenti in Sicilia, Campania, Lazio, Sardegna, Spagna, Colombia ed Ecuador, specializzata nell’importazione di cocaina sulla rotta Sud America-Italia. In manette Vincenzo Civale, 40 anni, napoletano, in contatto con i fornitori operanti nel Sud America; Antonino Lupo, 54 anni, fratello del boss di Brancaccio, palermitano come Antonino Ignazio Catalano, 52 anni, quali principali committenti. Per un quarto soggetto di origini spagnole che spesso dimorava in Sud America, il provvedimento di fermo non è stato eseguito in quanto non si trovava sul territorio nazionale. Dall’inchiesta emerge, come ha sottolineato ieri il procuratore Zuccaro, che «i siciliani trattano direttamente con i narcos colombiani, senza più l’intermediazione dei trafficanti legati alla ’ndrangheta calabrese.

Civale, seguendo le direttive dello spagnolo, perfetto conoscitore dei cartelli colombiani, si recava per alcuni mesi in Colombia per accreditarsi e conquistare la fiducia dei fornitori di cocaina. Durante la permanenza in Sud America, aveva mantenuto fitti contatti con Lupo al fine di stabilire le modalità più sicure per la spedizione dello stupefacente. Dopo frenetiche trattative e continui mutamenti di programma, alla fine del 2016, l’organizzazione, mediante un ignaro corriere internazionale, ha realizzato una spedizione di prova di 9 chili di cocaina, avente quale mittente un’impresa di Santa Marta (Colombia) e quale destinatario un’azienda etnea di fantasia. Attraverso uno speciale procedimento chimico, i mittenti colombiani riuscivano a celare la droga all’interno di carbone vegetale in polvere (oltre 40 chili).

La sostanza sarebbe stata poi estratta con un ulteriore procedimento chimico che avrebbe richiesto l’opera di professionalità specifiche. Il buon esito dell’operazione, a detta degli organizzatori, aveva accresciuto la loro credibilità nei confronti dei colombiani, aprendo definitivamente alla possibilità di un più significativo carico. Così venerdì 10 marzo erano giunti 110 chili di cocaina al porto di Salerno dove in attesa c’erano i finanzieri del Goa di Catania. Il gruppo pur preferendo l’approdo di Palermo, non escludeva il possibile arrivo di spedizioni in altri porti, come quelle di Livorno o Genova.

Vincenzo Civale aveva costruito solidi rapporti con un familiare strettissimo del narcos defunto Pablo Escobar del cartello di Medellin. È con il giovane Escobar che tratta Civale .

Ma salta fuori l’errore. Gli spedizionieri hanno caricato la merce sulla nave sbagliata: «Digli al signore che la mia gente sta mandando 100 per sbaglio che invece di mandarli a Palermo lo stanno facendo a Salerno».

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