Sabato, 22 Settembre 2018
LA RETE OSPEDALIERA

I paradossi della sanità siciliana

otorinolaringoiatria, Sicilia, Archivio
I paradossi della sanità siciliana

Secondo la nuova rete ospedaliera non esisterà più una Unità operativa complessa di otorinolaringoiatria nella fascia tirrenica siciliana fra Villafranca Tirrena a Termini Imerese. Di contro la riviera ionica potrà contare su almeno otto unità operative complesse di otorinolaringoiatria dislocate fra Messina e Catania. Un paradosso stridente dal momento che l'otorinolaringoiatria di Milazzo garantisce il servizio di reperibilità notturna e festiva oltre che quello quotidiano per tutta la fascia tirrenica, appunto. Nell'Unità di Milazzo afferiscono pazienti provenienti dai pronto soccorso di Lipari, Patti, Sant'Agata di Militello e Mistretta e Barcellona. Il presidio di Otorinolaringoiatria inoltre assicura interventi in elezione di qualsiasi tipo, tranne quelli per cui il reparto non è specificamente attrezzato. Rispetto ad esempio a Taormina, Milazzo fa molto meno oncologia a causa delle scarse risorse messe a disposizione; in pratica, a proposito sempre di paradossi, a Taormina esiste l'oncologia, la radioterapia e soprattutto l'anatomia patologica, tutte strutture fondamentali per il paziente oncologico, mentre i pazienti "tirrenici" oncologici sono costretti a fare l'intervento a Milazzo per poi aspettare il referto istologico oltre un mese per poi finire a Taormina dove saranno seguiti dall'oncologo (l'ambulatorio di oncologia a Milazzo viene svolto solo una volta a settimana per tutte le specialità per cui non riesce a soddisfare le richieste). Nonostante questo, gli specialisti di otorinolaringoiatria che operano nel centro tirrenico cercano di soddisfare al meglio le richieste di interventi oncologici: interventi all'orecchio, al naso al collo, al cavo orale e alla laringe.

Ci sono circa 300 pazienti in lista d'attesa per intervento chirurgico in elezione. Fino a un anno fa gli anestesisti davano la loro disponibilità operatoria tre volte a settimana mentre ulteriori due sedute venivano effettuate all'ospedale di Patti. Poi la direzione ha unificato le unità operative complesse di otorinolaringoiatria di Patti e Milazzo con conseguente unificazione delle liste d'attesa. Secondo la logica le sedute operatorie sarebbero dovute passare da 3 a 5, mentre invece sono state ridotte inizialmente ad una singola seduta operatoria e, dopo vibranti proteste, a due sedute operatore settimanali con successivo ottenimento del prolungo pomeridiano. Insomma, l'impressione è che ci sia l'intenzione di penalizzare i pazienti della fascia tirrenica siciliana.

Altro punto dolente: strumentazione e materiali, tra cui i farmaci. Viene fornito meno del minimo indispensabile: tanto per fare un esempio, la colonna video che viene utilizzata per gli interventi endoscopici risale a circa 20 anni fa mentre l'otorinolaringoiatra di Taormina può contare su una colonna video addirittura tridimensionale. Con la riduzione delle sedute operatorie è diminuito anche il totale del fatturato milazzese, certamente per cause esterne alla volontà dei medici. Non si capisce poi perché non possano esistere due unità operative complesse di otorinolaringoiatria nella stessa Asp a distanza di 80 chilometri l'una dall'altra, quando esistono due unità operative complesse di oculistica a distanza di 20 chilometri, dislocate una Milazzo ed una a Patti. Non solo, ma come può esistere una Unità operativa complessa di oculistica in un ospedale di base come quello di Patti? La legge non prevede "specialistiche complesse" negli ospedali di base soprattutto se esiste già una Unità operativa complessa a 20 chilometri di distanza, peraltro perfettamente funzionante.
La legge Balduzzi parla di territorialità che in atto non viene rispettata, motivo per cui i medici della fascia tirrenica si stanno rivolgendo al Tar per far valere i loro diritti e, soprattutto, quelli degli utenti che al momento sono palesemente penalizzati.

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