Martedì, 25 Settembre 2018
CULTURA

Artbonus, "briciole" per Calabria e Sicilia

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Artbonus, "briciole" per Calabria e Sicilia

La parte del leone neanche a dirlo la fa il Teatro alla Scala di Milano, che dai privati ha ricevuto negli anni molti milioni di euro. E poi c'è l'Arena di Verona, generosamente sostenuta, così come il Museo Egizio di Torino. A quasi quattro anni dalla sua introduzione, ha finalmente sfondato il muro dei 200 milioni di euro, l'Art Bonus, l'agevolazione voluta dal governo per incentivare i mecenati dell'arte. "Numeri significativi", fa notare il ministro della cultura Dario Franceschini, che sugli incentivi ai privati disposti a soccorrere l'immenso patrimonio italiano ha sempre puntato. Eppure tantissimo resta da fare, soprattutto al centro Sud, dove gli investimenti restano minimi, di fatto briciole in confronto all'aiuto che la cultura riesce a ricevere in Lombardia, Veneto, Piemonte, con un divario che una volta di più fotografa un Paese a due velocità, anche nella generosità di industriali e Paperoni per i tesori della cultura. E' lo stesso ministro a rilevarlo, lanciando un appello alle aziende. "Spero che le grandi imprese decidano di fare scelte di Art Bonus nel Mezzogiorno, anche per colmare il divario di forza dei sistemi produttivi nord/sud", sottolinea accorato. I dati raccolti dal Mibact sono eloquenti: Entrato in vigore nel 2014, l'ArtBonus è stato utilizzato finora da 6.345 mecenati che hanno donato un totale di 200.016.780 per 1.323 interventi a favore del patrimonio italiano.

Ma a fronte di quasi 73 milioni di euro raccolti in Lombardia, ci sono solo 171.925 euro per una regione ricca di tesori dell'arte come la Sicilia, 5.200 euro per la Calabria, 1,1 milioni per la Campania, 600 euro per il Molise, nulla per la Basilicata. E in fondo non va benissimo neppure per il Lazio, dove la Domus Aurea, da anni al centro di complessi e costosi restauri, attende ancora che si faccia avanti qualche facoltoso e generoso contribuente.

Inutile fino ad oggi l'appello pubblico lanciato qualche anno fa proprio dal ministro pd alle grandi imprese perché sostenessero i lavori di messa in sicurezza della meravigliosa dimora imperiale, seguendo l'esempio di Della Valle con il Colosseo. Tant'è, nel Lazio gli interventi Artbonus hanno raggiunto, dal 2014 ad oggi un totale che supera di poco gli 8,4 milioni di euro, parecchio indietro ai 73 milioni della Lombardia e ai 30 del Veneto, ma anche ai 23,9 della Toscana, dove tante istituzioni della cultura, e non solo i soliti Uffizi, hanno ricevuto un sostegno privato. In generale hanno beneficiato di aiuti diverse fondazioni liriche, oltre al teatro alla Scala e all'Arena di Verona, il San Carlo di Napoli, La Fenice di Venezia, l'Accademia di Santa Cecilia e il Teatro dell'Opera a Roma,il Maggio a Firenze, solo per citarne alcune. E l'aiuto è arrivato anche per opere civiche molto importanti, come il restauro delle mura urbane di Lucca, straordinario esempio di architettura fortificata (4,9 milioni come contributo al restauro). Ma in questi anni, complice il credito di imposta, i privati sono venuti in aiuto anche di istituzioni e beni magari meno citati eppure certo non meno importanti, come la Biblioteca delle oblate a Firenze (circa 763 mila euro) o Palazzo Chiericati a Vicenza (1.510.300 per interventi di manutenzione sulle facciate) il ponte degli alpini a Bassano del Grappa.

Per Franceschini è una riprova dell'efficacia della legge: utile, dice il ministro, "Perché con queste risorse si finanzia la cultura e il recupero del patrimonio. Ma importante soprattutto dal punto di vista educativo perché sta introducendo nel Paese la cultura del mecenatismo". La sfida ora è farla funzionare anche per il centro Sud.

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