Domenica, 21 Ottobre 2018
GELA

Mafia: blitz contro il clan Rinzivillo, 10 arresti tra cui un pentito. I nomi.

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Blitz antidroga in 16 città italiane, 25 arresti

Nuovo colpo della polizia contro il clan Rinzivillo di Gela, legato a Cosa nostra.
Personale della Squadra mobile di Caltanissetta e del Commissariato di Gela stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 indagati.
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla detenzione, traffico e spaccio di stupefacenti ed all'alterazione - rendendo idonee allo sparo armi giocattolo o a salve - alla vendita, cessione di armi comuni da sparo. Contestata l'aggravante di avere commesso i fatti al fine di agevolare l'associazione mafiosa denominata cosa nostra operante a Gela sul resto del territorio siciliano.

Tra gli arrestati da parte della polizia anche un pentito. Il primo luglio 2013, ricostruiscono infatti gli investigatori, dopo l'operazione "Mutata arma", uno dei destinatari del provvedimento restrittivo aveva deciso di collaborare con la giustizia, fornendo, fin da subito, importanti informazioni sulle organizzazioni mafiose di Gela e su alcuni soggetti soliti a modificare armi da fornire anche alle organizzazioni mafiose ed al traffico di droga.
L'indagine ha permesso di riscontrare che tutti gli indagati si erano affiliati con esponenti mafiosi del gruppo Rinzivillo di Cosa nostra gelese, occupandosi del traffico di stupefacenti.
Due degli arrestati, secondo quanto è emerso dalle precedenti operazioni di Polizia "Malleus" e "Fabula" e alla luce dei successivi processi conclusisi con condanne, erano risultati essere rilevanti esponenti del clan specializzati nello smercio di droga nel centro gelese. Le indagini, secondo la Procura di Caltanissetta, non soltanto hanno offerto un ulteriore riscontro a tali risultanze, ma hanno, anche, permesso di identificare i complici che erano consapevoli di favorire importanti esponenti della cosca. Inoltre, le intercettazioni hanno registrato il particolare attivismo di uno degli arrestati e dei suoi figli nella gestione di un vero e proprio laboratorio utilizzato per la trasformazione di armi inoffensive in armi idonee allo sparo che destinavano alla rivendita. Questi ultimi, in particolare, acquistavano alcune parti meccaniche, necessarie per modifiche delle armi a Catania. Il quadro indiziario ricostruito dalle indagini del commissariato della polizia e della squadra mobile, secondo la Dda Nissena, porta a una associazione criminale dedita alla commissione di più reati in materia di illecita fabbricazione, porto e detenzione di armi.

Trafficavano in droga e armi i 10 affiliati alla cosca Rinzivillo di "cosa nostra" gelese arrestati nel corso della notte dalla squadra mobile di Caltanissetta in esecuzione di altrettanti ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale su richiesta della Dda nissena, nell'ambito dell'operazione denominata "Mutata Arma". I provvedimenti sono stati notificati a Salvatore Graziano Biundo, di 38 anni, Orazio Davide Faraci detto "Davidino", di 24 anni, Davide Pardo, di 37 anni, tutti già in stato di detenzione, a Massimo Castiglia, di 38 anni, Alberto Di Dio, di 25 anni, Angelo Gagliano, di 27 anni, , Carmelo Vella, inteso Franco di 57 anni, e ai figli Graziano, di 30 anni, già agli arresti domiciliari, e Majch di 32, nonchè a Rosario Vitale, detto "Dodò", di 28 anni. Sono ritenuti responsabili a vario titolo associazione a delinquere finalizzata alla detenzione, traffico e spaccio di stupefacenti e all'alterazione - rendendo idonee allo sparo armi giocattolo o a salve - alla vendita, cessione di armi comune da sparo,con l'aggravante di avere commesso i fatti al fine di agevolare l'associazione mafio.

Le indagini della squadra mobile di Caltanissetta, diretta dal vice questore Marzia Giustolisi, sono cominciate nel 2013, quando Roberto Di Stefano iniziò a collaborare con la giustizia fornendo informazioni su cosche, famiglie e personaggi che sapevano modificare armi e trafficavano droga. Davide Pardo (nipote del pentito) e Giuseppe Schembri, secondo l'accusa, sarebbero ai vertici del gruppo, organicamente inserito nel clan Rinzivillo.
Entrambi figurano imputati nelle precedenti operazioni antimafia "Malleus" e "Fabula" che si sono concluse con numerose condanne.
Tra gli arrestati di oggi spicca il ruolo di Carmelo Vella e dei suoi figli, Majch e Graziano che risulterebbero i meccanici, autori delle trasformazioni delle armi giocattolo in armi vere.
I Vella le cedevano poi a Pardo e a Faraci che provvedevano a smerciarle ma anche a fornire i pezzi di ricambio necessari, acquistandoli insieme alle munizioni nel mondo della criminalità catanese. Anche se Di Stefano oggi non è più collaboratore di giustizia, le perquisizioni eseguite durante l'operazione della scorsa notte hanno permesso di sequestrare cartucce e parti meccaniche (molle e canne) delle armi modificate in laboratorio.

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