Lunedì, 22 Ottobre 2018
SIRACUSA

Scieri: microspie, 'Se mi incastrano, ci muoio in carcere'

Alessandro Panella, Emanuele Scieri, microspie, Sicilia, Archivio
Emanuele Scieri: commissione d' inchiesta, 'fu aggressione non suicidio'

Intercettazioni ambientali, con microscopie collocate sulle auto dei familiari, hanno incastrato Alessandro Panella, l'ex caporal maggiore in ferma prolungata della Folgore arrestato in esecuzione di una misura cautelare ai domiciliari per concorso in omicidio volontario nella morte di Emanuele Scieri il 13 agosto 1999 alla caserma 'Gamerra' di Pisa al culmine di un'aggressione violenta mascherata da atto di nonnismo.

Tra queste, è rilevante, secondo il gip Giulio Cesare Cipolletta, una conversazione captata tra Panella e il fratello nella quale, scrive il gip, "di fronte all'ottimismo del fratello sugli anni di carcere a cui potrà essere condannato, Panella risponde: 'Se stavolta riescono a incastrarmi, mi sa che ci muoio in carcere'".

Un'altra conversazione, sempre intercettata in auto e del 30 maggio 2018, tra i genitori dell'arrestato rivela che la madre di Panella, parlando col marito della vicenda Scieri si sentiva rassicurata dal fatto che il figlio fosse andato a casa a Cerveteri (Roma) il 14 agosto 1999, collocando erroneamente la morte del giovane siciliano alla data del 15 agosto 1999. Questo erroneo ricordo temporale degli eventi avrebbe rassicurato la donna riguardo alla estraneità del figlio alla morte di Scieri.

Inoltre, c'è una successiva conversazione di rilievo investigativo, tra l'indagato e i genitori, nella quale Panella chiarisce che Scieri è morto nella notte tra il 13 e il 14 agosto quando il caporal maggiore si trovava ancora a Pisa.

Sequestrati anche gli stivali anfibi che Alessandro Panella, l'ex caporal maggiore arrestato con l'accusa di concorso nell'omicidio volontario di Emanuele Scieri, aveva in dotazione quando prestava servizio alla Brigata paracadutisti Folgore. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia del gip Giulio Cesare Cipolletta. La circostanza, piuttosto articolata, emerge dalla conversazione captata dalla microspia collocata sulla sua auto, mentre lo stesso Panella, insieme al fratello e al padre, stanno andando dal pm per l'interrogatorio nel quale, poi, l'indagato si avvarrà della facoltà di non rispondere.

Durante il tragitto il fratello di Panella fa riferimento agli anfibi sequestrati lamentando il fatto di averli conservati per così tanto tempo e chiede all'indagato, scrive il gip, "cosa possono provare gli anfibi". Panella risponde ipotizzando che "attraverso la riesumazione del cadavere vengano recuperate tracce biologiche della vittima, per incastrarlo".

Tuttavia poco dopo, mentre la stessa conversazione si infittisce sul dettaglio della morte procurata a Scieri perché "preso a calci", l'indagato dice che "gli anfibi sequestrati" sono quelli della dotazione della Folgore ma sono quelli "nuovi, ovvero mai indossati" mentre "quelli vecchi li ho buttati via una settimana fa". Gli anfibi sono stati sequestrati in una perquisizione del 26 luglio scorso.

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