Mercoledì, 18 Settembre 2019
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OPERAZIONE GHOTA VII

Mafia barcellonese, otto rinvii a giudizio: in trenta scelgono l'abbreviato

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Il carcere di Gazzi

Si è chiusa solo nel tardo pomeriggio all'aula bunker del carcere di Gazzi la maxi udienza preliminare dall’operazione “Gotha VII”, l’ultima indagine in ordine di tempo contro il nuovo gruppo mafioso della famiglia mafiosa barcellonese. Erano ben 43 gli imputati, comparsi oggi davanti al giudice dell’udienza preliminare Salvatore Mastroeni. Si tratta del gruppo che dal 2013, dopo la cattura dei vecchi boss, era subentrato nel "governo" del territorio e nel controllo delle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori, oltre a costruire "ramificazioni" negli appalti pubblici. A rappresentare l'accusa il procuratore aggiunto di Messina, Vito Di Giorgio, e i sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Francesco Massara.

In dettaglio solo otto imputati hanno scelto il rito ordinario, e sono stati tutti rinviati a giudizio davanti al tribunale di Barcellona, la prima data fissata del processo è il 18 febbraio. Ben trenta imputati hanno optato per il rito abbreviato, e il gup Mastroeni ha fissato quattro date, sempre a febbraio, per la trattazione. Altri cinque imputati hanno chiesto invece di accedere al patteggiamento.
Dei 43 imputati alcuni rispondono soltanto di concorso esterno all’associazione, i più noti invece risultano promotori della nuova "famiglia". Tra gli altri sono coinvolti Antonino Merlino, che sta scontando la condanna per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, il vecchio patriarca di Gala Filippo Milone, l’ex vice presidente del consiglio comunale di Milazzo, Santino Napoli, e l’ex consigliere comunale di Terme Vigliatore, Francesco Carmelo Salamone.

Le estorsioni, hanno ricostruito la Dda di Messina e i carabinieri del Ros, venivano estese a tappeto a tutte le attività di Barcellona e dei paesi dell’hinterland: dall'allevamento avicolo alle più note profumerie della città. Pagavano anche i “grossisti” della frutta. Uno dei più "attivi" nelle richieste di pizzo era Giuseppe Antonio Impalà, di San Filippo del Mela, che agiva per conto di Ottavio Imbesi e per mantenere la famiglia di Merlino, che si trova in carcere dal 28 aprile del 2006 per l’omicidio Alfano.

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