Giovedì, 21 Marzo 2019
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GUARDIA DI FINANZA

Corruzione, nei guai avvocati e dipendenti di Riscossione Sicilia fra Messina e Catania

Concorso in corruzione continuata, accesso abusivo ad un sistema informatico e rivelazione di segreti d'ufficio. Sono queste le accuse della procura di Catania nei confronti di 6 dipendenti delle sedi di Catania e Messina di Riscossione Sicilia.

La guardia di finanza di Catania ha eseguito un'ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del tribunale etneo nei confronti dei sei professionisti, tre dei quali agli arresti domiciliari e altri tre destinatari di misure interdittive. Tra le persone coinvolte ci sono anche due avvocati catanesi, di cui uno già dirigente in pensione della Serit (oggi Riscossione Sicilia s.p.a.), e tre funzionari attuali dipendenti dell'Ente di riscossione regionale.

Le indagini dell’operazione "Gancio" della guardia di finanza si è basata su intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche, l’acquisizione di documenti in sedi di Enti pubblici e su accertamenti bancari.

Hanno svelato «l'esistenza, all’interno dell’ufficio pubblico in questione, di un consolidato circuito clientelare gestito dall’ex direttore della Serit in pensione, Sergio Rizzo, ai domiciliari, che riusciva ad acquisire, attraverso "canali preferenziali" alimentati dall’assoluta e costante disponibilità dei dipendenti di Riscossione Sicilia destinatari della misura cautelare, informazioni utili alla cura degli interessi della
clientela dello studio del figlio Settimo Daniele, il tutto in violazione dei regolamenti interni all’Ente di riscossione regionale».

Il tutto con tempi velocissimi rispetto ai canali tradizionali, grazie al pagamento oscillante tra i 15 e i 70 euro a "informazione" da parte di dipendenti "infedeli". E questo, in particolare, afferma l’accusa, nel periodo della "rottamazione delle proprie cartelle esattoriali" che arrivavano «entro il termine fissato dalla legge» a svantaggio di altri contribuenti per «il rilevante numero di richieste giacenti».

«Sergio Rizzo - ricostruisce la Procura di Catania - poteva contare sul totale asservimento dei dipendenti di Riscossione, Rosario Malizia e Giovanni Musmeci, i quali hanno beneficiato di varie utilità in denaro, della fornitura di beni  e di posti di lavoro a vantaggio di propri familiari».

Quando Rosario Malizia riceve tv e climatizzatori per un valore di 5mila euro per un B&B di un familiare al telefono, intercettato dalla Gdf, afferma di meritarselo il "dono" in quanto, dice, «è il minimo che potesse fare dopo una vita... anni di sacrifici di notte, di giorno, con l’acqua, con la neve. L’impiego in un
centro di fisioterapia per un familiare di Giovanni Musmeci dove avrebbe svolto un’attività di tirocinio per 4 ore giornaliere a fronte delle 6 ore che avrebbe falsamente attestato viene commentato così dal beneficiario: «il miracolo lo ha fatto nel senso che, piuttosto che due anni, il tutto si riduce a un anno».

Per la Procura dalle indagini del Pef della Gdf emerge che "alcuni funzionari di Riscossione Sicilia hanno, nei fatti, operato alle dipendenze di uno studio legale privato non servendo più l’interesse pubblico".

© Riproduzione riservata

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