Venerdì, 22 Febbraio 2019
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LA TRAGEDIA

Ustica, rigettati gli appelli dei ministeri: i familiari dovranno essere risarciti

Nuovo colpo di scena sul caso Ustica. La prima sezione civile della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Antonio Novara, ha infatti rigettato gli appelli promossi dai ministeri della Difesa e dei Trasporti contro la sentenza emessa dal tribunale civile dello stesso capoluogo siciliano nel gennaio 2016, che li aveva condannati a risarcire oltre 12 milioni di euro a una parte dei familiari delle vittime della strage che il 27 giugno 1980 causò 81 morti.

L’incidente del Dc9 della compagnia Itavia, secondo i giudici d’Appello, che hanno ritenuto ancora valide le conclusioni e gli esiti delle perizie dell’istruttoria penale condotta negli anni Novanta dal giudice Rosario Priore, è da addebitarsi ad un missile. La Corte ha dichiarato la prescrizione al risarcimento "da depistaggio", ma ha confermato quello "da fatto illecito".

Secondo gli stessi giudici è confermato, quindi, che le indagini furono ostacolate e che lo Stato non garantì adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia che quella notte, mentre andava da Bologna a Palermo, precipitò nel Tirreno.

Il nuovo pronunciamento, in conformità con altre 4 sentenze civili emesse nel 2017, torna ad escludere le ipotesi alternative della bomba collocata a bordo e del cedimento strutturale. «Questa sentenza - ha commentato all’ANSA l'avvocato Daniele Osnato, legale dei familiari delle vittime - si aggiunge alle altre che, sempre in sede civile, hanno già restituito giustizia ai parenti ricostruendo la verità dei fatti. Questa sentenza, tra l’altro, ha voluto ulteriormente precisare che non vi è mai stato alcun conflitto tra i giudicati penali e quelli civili. Atteso che nel processo penale non si è indagato sulla causa della caduta dell’aereo, ma piuttosto sulla penale responsabilità di taluni imputati in merito a specifici fatti di reato di natura omissiva. Ad oggi i ministeri hanno ostacolato non solo le legittime aspettative di verità e giustizia, ma persino le liquidazioni dei risarcimenti, disattendendo le sentenze e richiedendo di voler interamente compensare tali somme con eventuali vitalizi concessi ai figli delle vittime.

Auspichiamo - ha concluso il legale - che chi di dovere, dai ministri al presidente del Consiglio, si imponga per restituire dignità a chi non soltanto ha perso i propri genitori ma che ha subito per 39 anni gli effetti di un ignobile ed inaccettabile depistaggio e che, adesso, si vede negata la liquidazione di quanto disposto dalle sentenze emesse in nome del Popolo Italiano».

La decisione riguarda 7 familiari delle vittime, altri 68 avevano ottenuto il risarcimento nel 2017.

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