Mercoledì, 11 Dicembre 2019
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CARABINIERI

"Soldi alle famiglie dei boss di Trapani e la spesa per i voti al loro candidato", 3 arresti: indagato deputato Ars

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Calogero John Luppino

Vantavano legami con parenti del superboss Matteo Messina Denaro e imponevano la loro merce ai commercianti del luogo. Con questa accusa i carabinieri hanno arrestato tre persone fra Campobello di Mazara e Castelvetrano, in provincia di Trapani.

In manette sono finiti gli imprenditori Calogero John Luppino, campobellese di 39 anni, lo zio Salvatore Giorgi, 60 anni, e Francesco Catalanotto, di Castelvetrano, gestore di un centro scommesse a Campobello di Mazara. Sono accusati di associazione mafiosa, estorsione e altro.

Nell'ambito della stessa operazione la dda di Palermo ha notificato un avviso di garanzia con invito a comparire al deputato regionale di Forza Italia Stefano Pellegrino. Il parlamentare è indagato di corruzione elettorale.

"Luppino e soprattutto Giorgi - ricostruiscono i carabinieri - in ossequio alle disposizioni impartite dal carcere da Franco Luppino, supportavano la candidatura alle elezioni regionali del politico locale, promettendo e somministrando generi alimentari a cittadini del luogo in cambio della promessa di voto".

A Pellegrino, marsalese, avvocato, non è stata contestata però l'aggravante mafiosa. Nella scorsa legislatura il politico 61enne era subentrato a Girolamo Fazio, dimessosi dopo essere stato indagato in un'inchiesta per corruzione. L'indagine odierna è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai pm Francesca Dessì e Gianluca De Leo.

Una operazione firmata dai carabinieri del comando provinciale di Trapani, della compagnia di Mazara del Vallo e del Ros, coordinati dalla Dda della Procura della Repubblica di Palermo.

Le indagini hanno permesso di monitorare la rapidissima ascesa imprenditoriale di Luppino nel mondo delle scommesse e dei giochi on line. Una ascesa - sostengono gli investigatori - favorita in tutto e per tutto dagli affiliati ai mandamenti mafiosi di Castelvetrano e Mazara del Vallo, che obbligavano i vari esercizi commerciali ad istallare i device delle società di Luppino e Giorgi, minacciando pesanti ritorsioni.

Secondo le indagini Luppino, con Giorgi, avrebbe gestito la cassa di cosa nostra in questo settore imprenditoriale, e si occupavano del sostentamento, relativo alle spese legali e alle altre necessità del boss detenuto Franco Luppino, nonché del finanziamento dei vertici delle famiglie mafiose di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Castelvetrano.

In quest'ambito emerge anche la figura di Francesco Catalanotto che avrebbe rappresentato l’anello di congiunzione operativo tra Luppino e la famiglia di Castelvetrano. Catalanotto, infatti, vantava una particolare vicinanza con Rosario Allegra, cognato del superboss latitante Matteo Messina Denaro.

In corso anche un ingente sequestro di beni (circa 5 milioni) nei confronti degli indagati.

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