Lunedì, 14 Ottobre 2019
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AVEVA 80 ANNI

Palermo, è morta Augusta Schiera: madre dell'agente assassinato Nino Agostino

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Augusta Schiera

Fino a quando le forze l’hanno sorretta ha partecipato a tutte le manifestazioni antimafia, è andata nelle scuole e in giro per l’Italia per testimoniare il suo grande bisogno di verità. Un male ora l’ha stroncata. Con Augusta Schiera se ne va, a 80 anni, un simbolo gentile ma tenace della Sicilia che si ribella a cosa nostra e sfida lo Stato a diradare ombre e misteri.

Augusta era infatti convinta che la verità sulla morte del figlio poliziotto, Nino Agostino, fosse «dentro lo Stato». E da quasi trent'anni chiedeva che finalmente si facesse chiarezza sull'agguato in cui l’agente venne ucciso con la moglie Ida che aspettava un bambino. Condivideva questo impegno con il marito Vincenzo che, per dare visibilità alla sua ostinata battaglia per la verità, non ha più tagliato la barba dal giorno dell’eccidio.

Lei invece manifestava il suo dolore, silenziosa ma presente, portando sempre il foulard tricolore indossato dal figlio durante il giuramento da poliziotto. La vita della famiglia Agostino cambiò tragicamente la sera del 5 agosto 1989 quando i sicari uccisero l’agente davanti alla loro casa al mare a Sferracavallo. Nino era impegnato in operazioni antimafia delicate e riservate.

Due mesi prima aveva partecipato al disinnesco della bomba che avrebbe dovuto dilaniare Giovanni Falcone sulla scogliera dell’Addaura. «Quel ragazzo aveva contribuito a salvarmi la vita», aveva detto il giudice ai funerali dell’agente. L’impegno di Augusta Schiera e del marito per la legalità si è scontrato con zone d’ombra investigative, sospetti di depistaggio, presunte vendette private.

La sera del delitto alcuni investigatori prelevarono un blocco di appunti di Nino Agostino che non sono più ricomparsi. Anche su questo capitolo opaco dell’inchiesta mamma Augusta chiedeva, e si aspettava, la verità da parte dello Stato. La sua era un’antimafia quotidiana che però, nota il centro studi Peppino Impastato, era riuscita a «trasformare un lutto familiare in una storia collettiva e una lezione di civiltà».

© Riproduzione riservata

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