Lunedì, 20 Maggio 2019
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GUARDIA DI FINANZA

Arrestati i vertici della Blutec di Termini Imerese, beni sequestrati per oltre 16 milioni

Finiscono agli arresti domiciliari Roberto Ginatta e Cosimo di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Blutec spa, la società che si è insediata nell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Il reato contestato è di malversazione a danno dello Stato. Applicata anche la misura di divieto di esercitare imprese e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle aziende per 12 mesi.

Contestualmente, è stato emesso un decreto di sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale e delle relative quote sociali della Blutec, nonché delle disponibilità finanziarie, immobiliari e mobiliari riconducibili ai menzionati indagati fino a concorrenza dell’importo di 16.516.342,28 euro.

I provvedimenti sono stati eseguiti nell’ambito di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese, dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, in collaborazione con personale di altri Reparti del Corpo. L'ordinanza è stata emessa dal gip di Termini.

Da parte degli indagati ci sarebbe stata una «consapevole volontà di conferire alla somma erogata una destinazione diversa». E’ quanto si legge nell’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari e al decreto di sequestro preventivo per 16 milioni di euro nei confronti di Cosimo Di Cursi e Roberto Ginatta rispettivamente amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione della Blutec.

Per gli inquirenti, infatti risulterebbe in «maniera cristallina» dalle indagini non solo che alla data del 30 giugno 2018 le opere oggetto del programma di sviluppo industriale ammesse al finanziamento non erano state ultimate, ma altresì che le somme erogate in anticipo alla data del 31 dicembre 2016, «non vennero destinate allo scopo, ma invece destinate a utilizzi del tutto diversi, così come facilmente deducibile non solo dagli esiti degli accertamenti bancari effettuati, e dalle verifiche condotte dalla stessa Invitalia». In tale contesto, l’elemento oggettivo, si risolve nella «consapevole volontà di conferire alla somma erogata una destinazione diversa». Una volontà che in questo caso «sembrerebbe indubbia ove solo si richiamino gli esiti degli accertamenti bancari effettuati che testimoniano un complesso giro di operazioni finanziarie volte da un lato a speculare sulle somme ottenute a titolo di finanziamento e, dall’altro, a far confluire tali somme sui conti di altre società facenti parte del gruppo Metec spa».

Assume decisivo rilievo il fatto che «gli indagati abbiano gestito il finanziamento del tutto a prescindere dalla destinazione prevista e per la quale solo era stato erogato, e che alla data in cui la somma ottenuta avrebbe dovuto risultare debitamente impiegata, la stessa risultava dispersa». E’ quanto emerge sempre dall’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari e al decreto di sequestro preventivo per 16 milioni di euro nei confronti di Cosimo Di Cursi e Roberto Ginatta rispettivamente amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione della Blutec. Le prove sinora raccoltae, porterebbero quindi a ritenere che gli indagati «abbiano preordinato la distrazione di dette somme».

In tal senso, i magistrati fanno anche riferimento alle dichiarazioni rese dal rappresentante legale di una società di consulenza tecnica che vantava un credito nei confronti di Blutec: «Riguardo i mancati pagamenti relativi ai miei compensi ho prospettato a Roberto Ginatta la circostanza per la quale, nel giro di poco tempo, sarebbero stati erogati alla Blutec i primi parziali importi dell’interno finanziamento. Alle mie considerazioni, lo stesso mi diceva che 'non si sognava di investire tutti quei soldi nello stabilimento di Termini Imerese'».

Secondo gli inquirenti, nel caso in esame «non vi è dubbio che il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie di quelli per cui si procede sia concreto e attuale». Una misura necessaria «per la gravità della condotta posta in essere e dalle allarmanti conseguenze anche sociali che ne sono derivate», evidenti qualora si consideri che il finanziamento era stato concesso a Blutec da Invitalia all’esclusivo scopo di concorrere alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini. E ancora, dalle modalità delle condotte che apparirebbero come «precisa espressione di un progetto preordinato e che quindi incidono significativamente sulla intensità del dolo». E, infine, dalla «negativa personalità» di alcuni indagati che dalle stesse condotte si desume hanno dimostrato di «sapere agire con lucidità e pervicacia», dapprima accedendo a finanziamenti pubblici stanziati per consentire la realizzazione di opere e attività di pubblico interesse, poi «distraendo le ingenti somme erogate in loro favore e utilizzandole per scopi esclusivamente privatisti».

«Solo 5 milioni di euro, dei 21 erogati a Blutec, sono stati destinati allo scopo del programma di sviluppo finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese. Gli altri 16 milioni di euro sono scomparsi». Lo ha evidenziato, nel corso di una conferenza stampa alla Procura di Termini Imerese, il sostituto Guido Schininà, che insieme al procuratore Ambrogio Cartosio ha condotto l’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari nei confronti di Cosimo Di Cursi e Roberto Ginatta. Ad entrambi è stato contestato il reato di malversazione di fondi pubblici e nei loro confronti è stata disposta la misura del divieto per la durata di 12 mesi di esercitare «imprese e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese».

L’operazione della Guardia di finanza ha portato al sequestro dell’intero complesso aziendale Blutec spa, oltre allo stabilimento di Termini Imerese, e di beni per equivalente di oltre 16 milioni di euro. «Con quei 5 milioni sono stati acquistati macchinari - ha aggiunto il pm - ma non è stata rilanciata l’attività industriale».

La Blutec ha stabilimenti in diverse parti d’Italia ed il provvedimento della Procura di Termini Imerese riguarda l’intero gruppo e le quote societarie. La società, costituita nel 2014, ha sede a Pescara e un altro stabilimento si trova nel torinese. "Da domani sarà un amministratore giudiziario a occuparsi della società", ha sottolineato il comandante del nucleo di polizia Economico-finanziaria delle Fiamme gialle di Palermo, colonnello Cosmo Virgilio - Abbiamo accertato che ci sono stati movimenti finanziari dopo l’accredito delle somme da parte di Invitalia per lo stabilimento di Termini. Parte dei fondi ricevuti sono stati oggetto di speculazione finanziaria, hanno prodotto rendimenti poi girati nei conti di altre società del gruppo».

Di Cursi al momento si trova in Brasile, dove il gruppo della famiglia Ginatta dispone di un sito produttivo, ma l’avvocato difensore ha fatto sapere alla Procura che «l'indagato non ha alcuna intenzione di sottrarsi al provvedimento».

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