Domenica, 18 Agosto 2019
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TRIBUNALE DI PALERMO

Accusò una famiglia di Monreale di essere mafiosa, condannati Giletti e la Rai

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Massimo Giletti

Il conduttore televisivo Massimo Giletti e la Rai sono stati condannati dal Tribunale di Palermo a risarcire in sede civile, con 11 mila euro ciascuno, cinque componenti di una famiglia di Monreale, accusati, durante la trasmissione «L'Arena», andata in onda su Raiuno, di essere mafiosi.

In una puntata dedicata ai forestali siciliani e al loro elevatissimo numero, il 3 aprile 2016, Giletti parlò di un operaio di Pioppo, frazione monrealese, licenziato perché condannato, nel 1999, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

In quel frangente, il conduttore (oggi a La7, con "Non è l’Arena"), disse che apparteneva «a un’importante famiglia mafiosa». Cinque componenti della famiglia, perfettamente incensurati, lo avevano citato per diffamazione in sede civile, dimostrando di essere del tutto estranei, così come il resto del nucleo familiare, a contesti criminali e mafiosi.

Giletti aveva cercato successivamente di rettificare quanto detto, ma il giudice di Palermo Fabrizio Lo Forte afferma adesso nella sentenza di condanna che quella fu la conferma della infondatezza della notizia, altamente diffamatoria, da lui data.

Il risarcimento è stato riconosciuto ai membri della famiglia di Monreale assistiti dagli avvocati Salvino Caputo e Francesca Fucaloro. «Tenuto conto del tempo trascorso, la rettifica non risulta idonea a elidere del tutto le conseguenze dannose prodotte. Emerge chiaramente - scrive il giudice Lo Forte - come la notizia abbia avuto una certa eco nel territorio di Pioppo e nei paesi limitrofi, ingenerando nei compaesani il dubbio che anche i familiari di Giuseppe Campanella appartenessero al sodalizio criminale mafioso».

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