Lunedì, 16 Settembre 2019
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LA SENTENZA

Voto di scambio, condannati in appello l'ex governatore della Sicilia Lombardo e il figlio Toti

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Raffaele Lombardo

Capovolta in appello la sentenza di primo grado: l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e il suo figlio Toti, ex deputato dell’Ars, sono stati condannati in appello per il reato elettorale a un anno di reclusione, pena sospesa. Entrambi erano stati assolti in primo grado con la formula «perchè il fatto non sussiste» emessa Tribunale monocratico, presieduto da Laura Benanti.

La Corte d’appello - presidente Riccardo Pivetti - ha inflitto la stessa pena - un anno ciascuno - a Ernesto Privitera, Angelo Marino e Giuseppe Giuffrida. Nella requisitoria il pg Angelo Busacca aveva chiesto la condanna ad un anno e due mesi per i Lombardo e otto mesi per gli altri tre imputati.

I Lombardo, secondo l’accusa, avrebbero promesso due posti di lavoro in cambio di voti in favore di Toti, eletto con 9.633 preferenze nella lista del Mpa alle Regionale dell’ottobre del 2012. A dare il via all’inchiesta erano state dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Il posto di lavoro sarebbe stato promesso a Privitera e Marino in favore dello stesso Marino e di Giuffrida, quest’ultimo in seguito effettivamente assunto.

La Squadra mobile di Catania aveva eseguito intercettazioni ambientali e telefoniche e ascoltato in particolare Privitera. A lui, per i pm, Toti Lombardo al telefono, e Raffaele Lombardo di persona, avrebbero assicurato due assunzioni in un’impresa privata per la raccolta dei rifiuti in cambio di voti.

«Ricorrerò in Cassazione contro un vero e proprio misfatto. Ho sempre fiducia nella giustizia devo capire se a Catania posso continuare a difendermi in un processo», afferma l’ex governatore Raffaele Lombardo sulla
sentenza.

«Una condanna - aggiunge - pronunciata perché colpevoli 'al di là di ogni ragionevole dubbio'? Dopo una sentenza di primo grado ipermotivata di assoluzione 'perché il fatto non sussiste'? Senza nessuna nuova prova a nostro carico? Voto di scambio nel 2012 con un mio da sempre e per sempre fedele elettore dal 1980? Consigliere di Quartiere in carica del mio Partito che col mio Partito si sarebbe ricandidato nel 2013? Cui avevo chiesto di votare per altro candidato? Incredibile! Incredibile!».

«Con in più - sottolinea l’ex governatore - l’eccezione, più che fondata, sollevata dalla difesa, della inutilizzabilità delle intercettazioni raccolte quando si sospettava, per altri indagati, l’aggravante di mafia? E poi usate contro di noi? Col mio difensore - rivela Lombardo - che mi 'invita' a lasciare l’udienza perché 'intuisce' che la mia presenza viene considerata una 'sfidà alla Corte? Ho sempre fiducia nella giustizia - conclude Raffaele Lombardo - devo capire se a Catania posso continuare a difendermi in un processo».

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