Martedì, 20 Agosto 2019
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GUARDIA DI FINANZA

Indennità per falsi braccianti agricoli, truffa milionaria a Ragusa: 293 indagati

Due operazioni, «Ingaggio» e «Mercurio», messe a segno dalla guardia di finanza di Ragusa. Indagate 293 persone. Colpite organizzazioni ritenute responsabili di un’ingente truffa ai danni dell’Inps, caporalato e favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Imposte anche paghe da 3 euro l’ora, con bassissimi standard di vita e di sicurezza, come dimostra il caso di un lavoratore che ha perso un braccio.

Sequestrati beni per 65 mila euro agli indagati e bloccati pagamenti da parte dell’Inps per 470 mila euro a fronte di indennità per oltre un milione di euro. Nella rete anche un consulente del lavoro di Santa Croce Camerina. Identificati 59 soggetti extracomunitari, fittiziamente residenti tra Ispica e Pozzallo.

A fornire il resoconto, il comandante provinciale, colonnello Giorgio Salerno, con il procuratore di Ragusa, Fabio D’Anna, il direttore provinciale dell’Inps, Vincenzo Floccari, il capitano Antonio Schiazza, comandante della compagnia di Ragusa, Salvatore Caltagirone comandante del nucleo navale di Pozzallo, e Francesco La Scala comandante comandante tenenza di Pozzallo. «Due operazioni con un minimo comune denominatore, la truffa all’Inps condotti da tre reparti distinti», ha esordito Salerno.

«Criminalità economica, indagine svolta in sinergia con Inps i cui organi ispettivi sono ridotti al lumicino, ma nonostante tutto continua a dare una forte collaborazione - dice il procuratore D’Anna- fenomeno che sottrae risorse ad imprenditori onesti e che coinvolge italiani e stranieri. Grave che datori di lavoro sono fittizi, spesso no hanno nemmeno le imprese, e il danno complessivo economico è enorme. In questo caso abbiamo trovato anche il coinvolgimento di professionisti della provincia di Ragusa che aggirano le norme stesse. Contributo decisivo anche dalle intercettazioni telefoniche».

Il direttore dell’Inps spiega che «ingenti risorse poste nel circuito economico della provincia sono depredate da finti imprenditori che le sottraggono a chi ne ha davvero bisogno e diritto. Le nostre attività ispettive procedono e la collaborazione con guardia di finanza è totale». Nel dettaglio, nell’ambito dell’operazione «Ingaggio» sono 180 le persone indagate.

Arresti domiciliari per un imprenditore agricolo di Comiso, di 32 anni, e l’obbligo di presentazione per il fratello ventiduenne, per un 47enne consulente del lavoro e per un altro imprenditore agricolo di 44 anni. Gli ultimi due di Santa Croce Camerina. L’operazione nasce dall’analisi della sproporzione del 700 per cento tra le giornate di lavoro mensili segnalate dall’imprenditore all’Inps e quelle desunte dai dati statistici regionali sulla base dei terreni in uso.

Per coltivare i terreni sarebbero state necessarie circa 200 giornate lavorative ma ne sono state dichiarate quasi 17 mila. L’imprenditore con la complicità del consulente del lavoro ha effettuato comunicazioni di assunzioni fittizie per circa 400 operai a tempo determinato.  Ben 150 lavoratori avrebbero lavorato solo sulla carta, non nei campi, percependo indebiti pagamenti di indennità di disoccupazione, di malattia, maternità ed assegni familiari, somme che sarebbero state versate anche a favore di famiglie composte da numerosi soggetti, non sempre presenti sul territorio nazionale.

Una compravendita di giornate di lavoro. In cambio dell’indennità, il datore di lavoro riceveva dal bracciante una somma che varia dai 14 ai 17 euro per ogni giornata di falso ingaggio. In capo ai titolari anche l’ipotesi di reato dello sfruttamento dell’immigrazione clandestina dal momento che in almeno 30 casi i contratti fittizi sono stati utilizzati per richiedere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. I due titolari effettuavano solo una minima attività ma con forza lavoro irregolare, pagata a 3 euro l’ora e tenuta in condizioni precarie.

Nell’operazione «Mercurio» sono 113 le persone indagate. Obbligo di dimora per un 46enne imprenditore agricolo di Ispica e per due braccianti agricoli di 41 e 54 anni di origini tunisine. L’indagine è stata effettuata con il supporto della Tenenza e della Sezione operativa navale di Pozzallo. Il quarantasettenne titolare dell’azienda di Ispica che si occupa di vendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, ha messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere finalizzata ai reati di truffa aggravata, falso, favoreggiamento aggravato all’immigrazione clandestina, emissione di fatture per operazioni inesistenti, lesioni aggravate ed omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Centinaia le assunzioni fittizie per far conseguire ai braccianti, anche in questo caso dietro compenso, l’indennità di disoccupazione, assegni familiari, ed alte indennità, nonchè, in alcuni casi, un valido titolo per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno e accedere all’istituto del ricongiungimento familiare. L’ispicese aveva creato una vera e propria azienda per la raccolta dei frutti per avere i vantaggi contributivi previsti per i produttori agricoli. Contratti fittizi come le operazioni contabili derivate.

Un giro di fatture per operazioni inesistenti per oltre 400 mila euro. E i due braccianti tunisini procuravano i finti colleghi, contatti anche con soggetti che erano proprio fuori dal territorio italiano, alcuni arrivavano e restavano il tempo necessario a prendere l’indennità. In un caso, è stato accertato che un soggetto mentre era agli arresti domiciliari risultava a raccogliere ortaggi nelle campagne ispicesi.

È emerso il caso di un lavoratore che durante il lavoro aveva perso un braccio. Lavorava in nero, ma grazie all’intervento di un professionista era stata retrodatata l’assunzione al giorno precedente a quello dell’incidente, per evitare eventuali profili di responsabilità e truffare l’Inail.

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