Mercoledì, 18 Settembre 2019
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SPALATO

La morte del manager Vinci in Croazia: "L'armatore voleva risparmiare"

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La barca su cui sono rimasti intossicati Eugenio Vinci e i suoi familiari

Il generatore a benzina dal quale si è sprigionato il monossido di carbonio che ha ucciso il manager siciliano Eugenio Vinci è stato installato senza seguire le norme di sicurezza perché l’armatore voleva risparmiare sui costi della manutenzione dell’imbarcazione.

Lo scrive la stampa croata, secondo la quale il proprietario del caicco Atlantia, Zoran Bauk (24 anni) e lo skipper Jerko M. (27 anni), entrambi croati, hanno installato la settimana scorsa nel vano motore un generatore a benzina che si raffredda ad aria, previsto per uso esclusivamente in aree aperte e ben arieggiate.

Il generatore è stato acquistato recentemente per poco meno di 700 euro dopo un guasto di quello originale. La barca era prenotata dalle tre famiglie siciliane a quasi dodici mila euro per una settimana di vacanze, con inizio il 10 agosto, e i due uomini volevano risolvere il problema dell’alimentazione elettrica sul natante il prima possibile e a costi minimi.

Dal concessionario del produttore del generatore acquistato per la Atlantia è stato spiegato ai giornalisti croati che nelle specificazioni tecniche è chiaramente indicato che il prodotto è solo per uso esterno dato che una volta avviato sprigiona gas tossici, incluso il monossido di carbonio.

Un generatore regolare, per uso sulle barche e a raffreddamento ad acqua, sarebbe costato tra dieci e venti mila euro. Inoltre, il Codice marittimo impone che qualsiasi modifica tecnica sulle imbarcazioni deve essere sottoposta a un test delle autorità competenti. Dopo l’arresto mercoledì sera, l’armatore e lo skipper sono stati sentiti in qualità di sospettati di reati contro l'incolumità pubblica aggravati dalla morte di una persona e dall’avvelenamento che ha seriamente compromesso la salute di altre cinque.

I due croati sono stati poi rilasciati in libertà provvisoria in attesa del completamento dell’inchiesta e delle perizie, dopo le quali potranno essere formalmente incriminati. La magistratura croata ha fatto sapere in un comunicato che non sussistono i requisiti previsti dal Codice di procedura penale per il trattenimento dei sospettati (entrambi tra l’altro con la fedina penale pulita) in custodia cautelare.

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