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CATANIA

Appalti pilotati in Sicilia, il processo "Grandi eventi" va in prescrizione

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Faustino Giacchetto

Il Gup del tribunale di Catania, Luigi Barone, ha chiuso il processo «Grandi eventi» pronunciando una sentenza di non doversi procedere per prescrizione nei confronti di nove imputati, tra i quali c'erano il manager della comunicazione, Faustino Giacchetto, e l’attuale presidente del Palermo calcio, Dario Mirri.

L’inchiesta e il processo, avviati a Palermo, per questioni di competenza territoriale erano stati dirottati prima a Messina e poi a Catania. A parte Caltanissetta, hanno cioè girato quasi tutti i distretti giudiziari della Sicilia, per chiudersi con un nulla di fatto. «Grandi eventi» prendeva in considerazione il presunto aggiustamento e la spartizione degli appalti della pubblicità e della comunicazione, riguardanti alcuni eventi di rilievo nazionale tenuti in Sicilia tra il 2010 e il 2011: il Sicilian Ladies Open Golf di Sciacca, i Mondiali di scherma di Catania, la Settimana tricolore di ciclismo e il Taormina Fashion Awards.

Le ultime condotte contestate agli imputati risalgono al 2013 e sono già coperte dalla prescrizione: cadono così le accuse di truffa, turbativa d’asta e turbata libertà degli incanti. Per il solo Giacchetto (già condannato in primo grado a Palermo, in altri due filoni della stessa vicenda), c'era un’ipotesi di corruzione, ma anche per questo fatto è passato troppo tempo.

Proprio la corruzione era stato il reato che aveva spostato la competenza a indagare e a giudicare, provocando la peregrinazione dell’inchiesta e i due spostamenti a Messina e a Catania, che hanno fatto perdere tempo e provocato la prescrizione. Nella Città dello Stretto è comunque rimasto un troncone del processo.

La sentenza del giudice catanese riguarda, oltre che Giacchetto e Mirri, l’altro pubblicitario Gaspare Alessi, imprenditori e impiegati regionali come Rossella Bussetti, Luciano Muratore, Federico Zeppillo, Sandro Tatano, Giampietro Sommariva e Bruno De Vita. A Palermo sono in corso altri due processi, oggi riuniti in appello, contro Giacchetto e altri imputati, relativi alle campagne di comunicazione del Ciapi, ente di formazione della Regione Sicilia. In entrambi i casi l’imprenditore è stato condannato. I pm avevano ipotizzato l’esistenza di un «sistema», perchè il manager sarebbe riuscito sempre a favorire le proprie imprese o quelle a lui vicine.

Per il solo Giacchetto (già condannato in primo grado a Palermo, in altri due filoni della stessa vicenda), c'era un’ipotesi di corruzione, ma anche per questo fatto è passato troppo tempo. Proprio la corruzione era stato il reato che aveva spostato la competenza a indagare e a giudicare, provocando la peregrinazione dell’inchiesta e i due spostamenti a Messina e a Catania, che hanno fatto perdere tempo e provocato la prescrizione. Nella Città dello Stretto è comunque rimasto un troncone del processo.

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