Giovedì, 01 Ottobre 2020
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LA SENTENZA

Mafia, l'ex Palermo Miccoli condannato in appello per estorsione aggravata

L’ex calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza è stata pronunciata dalla Prima sezione penale della Corte di appello di Palermo, presieduta da Massimo Corleo. Confermata la sentenza di primo grado. La Corte dopo tre ore di camera di consiglio ha accolto la tesi dell’accusa, confermando la sentenza di primo grado. Miccoli - stamattina in tribunale - non era presente al momento della lettura della sentenza.

Rapporti di frequentazione assidua con personaggi legati a esponenti di Cosa nostra, contatti ambigui con il figlio di un mafioso latitante per recuperare un credito, la frase su Falcone, definito "un fango". Sono alcuni dei motivi per cui il sostituto procuratore generale Ettore Costanzo aveva chiesto la conferma della condanna dell’ex capitano e attaccante della squadra rosanero. Fra gli elementi utilizzati nella requisitoria, il pg ha ricordato l’intercettazione ambientale di una conversazione in cui l’ex giocatore si riferì a Giovanni Falcone indicandolo come "un fango": cosa che Miccoli fece mentre passava davanti all’albero che sorge davanti all’abitazione palermitana del giudice ucciso nella strage di Capaci.

Il giocatore rispondeva di estorsione aggravata dall’agevolazione di Cosa nostra, perché avrebbe indotto un suo amico, Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino, detto lo Scintilluni, a premere sull'imprenditore Andrea Graffagnini, debitore di 12 mila euro nei confronti di un ex fisioterapista del Palermo, Giorgio Gasparini. Mauro Lauricella è stato condannato, in primo grado, con il rito ordinario, ad un anno per violenza privata (è caduta per lui l’accusa di estorsione). Per Miccoli la Procura aveva chiesto l’archiviazione ma il gip impose l’imputazione.

La vicenda destò scalpore, anche perché Miccoli, non sapendo di essere sotto intercettazione, rivolse un insulto - "Falcone era un fango" - nei confronti del giudice ucciso da cosa nostra assieme alla moglie e agli agenti di scorta, a Capaci il 23 maggio 1992. Graffagnini aveva sempre negato la fondatezza delle pretese della sua controparte - da cui aveva rilevato la titolarità della discoteca "Paparazzi", di cui era stato comproprietario di fatto anche l’ex difensore rosanero Andrea Barzagli, che ha chiuso la carriera il mese scorso alla Juventus - e Gasparini si era rivolto a Miccoli.

Che a sua volta aveva fatto «"scendere in campo" Lauricella; assieme a lui si sarebbe interessato del caso un pregiudicato condannato al maxiprocesso, Gioacchino Alioto. Lo scorso 10 luglio la terza sezione della Corte d’Appello ha condannato Lauricella a sette anni; in primo grado aveva avuto un solo anno con la sola ipotesi di violenza privata.

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