Sabato, 22 Febbraio 2020
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L'INCHIESTA

Messina, l'ombra del clan di Mangialupi sul business delle "macchinette"

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Domenico La Valle, il “re” delle macchinette, ha costruito gran parte delle sue fortune su videopoker e giochi. Illegali, secondo le accuse formulate dalla Dda e le indagini della Guardia di finanza. Un settore piuttosto remunerativo, sul quale aleggiava lo spettro del clan di Mangialupi, del quale il cinquantanovenne imprenditore messinese «era elemento apicale».

Il decreto di sequestro da 10 milioni di euro firmato dal Tribunale di Messina-Sezione misure di prevenzione di pubblica sicurezza, presieduto dal giudice Alessia Smedile (componenti Giuseppe Miraglia e Chiara Di Dio Datola) pone l'accento proprio sull'attività nel campo delle scommesse, oltre agli interventi del sodalizio mafioso finalizzati al recupero dei proventi dei furti ai danni degli apparecchi elettronici “mangiasoldi” e al controllo asfissiante del territorio, soprattutto quello di Gazzi, dove La Valle ha impiantato i suoi interessi economici.

E sul «potere dell'azzardo» ha preso posizione, giovedì, il Comitato provinciale di Addiopizzo, ricordando che nel comune di Messina, nel primo semestre del 2018, sono stati spesi in volume di gioco circa 217 milioni di euro. «Quasi il 6% del reddito pro-capite medio dei messinesi ogni anno - ha rimarcato il presidente Enrico Pistorino - va in fumo tra scommesse, slot machine e apparecchi elettronici che erogano vincite in denaro. Un danno contenuto se confrontato con quello di altri capoluoghi ma che in un contesto di forte scollamento sociale come quello messinese segna la vita di centinaia di famiglie, esposte al depauperamento delle proprie finanze e della serenità delle proprie famiglie».

Così, per indebolire economicamente Domenico La Valle, si è giunti al provvedimento eseguito dalle Fiamme gialle con l'inchiesta “Last bet”, mentre nella precedente operazione “Dominio” sono stati sequestrati compendi aziendali e beni immobili e mobili in larga parte coincidenti con quelli oggetto della presente proposta accolta dal Tribunale-Sezione misure di prevenzione.

«Con eccezione, sostanzialmente, della ditta individuale “Nuovo centro scommesse di Davide Romeo”, dell'azienda denominata “Bar La Valle”, della bottega ubicata in via Vecchia Comunale n. 52, di proprietà dio Alessio La Valle e delle autovetture Audi A3 cabrio e Bmw 420d cabrio». La Gdf ha portato a termine, quindi, una meticolosa verifica patrimoniale, all'esito della quale ha riscontrato «pericolose» sperequazioni, per cui «i redditi complessivamente riconducibili al nucleo familiare» di Domenico La Valle «non risultano di tale consistenza da giustificare gli acquisti accertati».

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