Giovedì, 09 Luglio 2020
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L'INCHIESTA

Rifiuti e corruzione in Sicilia, Leonardi non risponde al gip. Il caso del cadavere in discarica

Scena muta dinanzi al gip di Catania, Stefano Montoneri, da parte di Antonino Leonardi, il re dei rifiuti, proprietario della discarica più grande della Sicilia, finito in manette ieri mattina con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e traffico di rifiuti, nell’operazione «Mazzetta sicula». Dinanzi al giudice e difeso dagli avvocati Carmelo Peluso e Luigi Latino, si è avvalso della facoltà di non rispondere. I suoi legali hanno annunciato che nelle prossime settimane valuteranno chiedere un nuovo interrogatorio e nel frattempo faranno istanza al Tribunale della libertà per chiedere una misura alternativa al carcere.

Ha avuto il tempo di pronunciare il suo nome e preso da un attacco d’asma è caduto a terra Filadelfo 'Delfo' Amarindo, braccio destro dei Leonardi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, difeso dall’avvocato Francesco Calderone. Soccorso è stato ricoverato in infermeria nel carcere di Bicocca e il giudice delle indagini preliminari Stefano Monteneri ha rinviato a lunedì mattina l’interrogatorio di garanzia.

Tra le accuse cui deve rispondere Delfo Amarindo anche l’occultamento di un picciotto della mafia lentinese, Santo Gallo, sparito nel nulla nel 2002. Sarebbe stato il tramite tra gli imprenditori e il clan Nardo di Lentini. Ad alzare il velo su caso di lupara bianca di Santo Gallo, giovane 'soldatò lentinese, assassinato nell’ambito di una faida interna al clan Nardo, è stato il collaboratore di giustizia Alfio Ruggeri, di 45 anni.

Sentito dai magistrati della Dda di Catania il pentito si è autoaccusato del delitto, ma ha anche indicato la discarica di lentini quale luogo dell’occultamento del cadavere di Gallo e in Delfo Amarindo colui che permise l’ingresso del gruppo di fuoco che assassinò dentro la discarica il giovane, poi fatto sparire tra i cumuli di spazzatura.

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