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Mafia catanese a Messina, sentenza ribaltata per la “famiglia” Romeo-Santapaola

La Corte d'appello di Messina ha riformato sostanzialmente la sentenza emessa in primo grado dal gup del Tribunale di Messina in merito all'operazione Beta 2, sugli interessi piuttosto ramificati in città della "famiglia" Romeo-Santapaola.

In particolare, i giudici hanno assolto Maurizio Romeo dal reato di associazione mafiosa, "per non avere commesso il fatto"; Vincenzo Romeo dal reato di estorsione, "perché il fatto non sussiste"; esclusa l'aggravante di aver agito col metodo mafioso per il reato di influenze illecite contestati a Nunzio Laganà, a cui è stato inflitto un anno di reclusione, e a Vincenzo Romeo, un anno e quattro mesi.

Esclusa altresì l'aggravante di aver agito col metodo mafioso nei confronti di Salvatore Parlato, che rispondeva di turbata libertà degli incanti, ragion per cui è stato condannato a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Nessuna aggravante del metodo mafioso anche per i fratelli Antonio e Salvatore Lipari, a cui però sono stati affibbiati 8 anni e 8 mesi a testa, la stessa cosa per Antonio Romeo, a cui sono stati inflitti 8 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Inoltre, circoscritto il fatto contestato a Giuseppe La Scala fino a ottobre 2014 e riqualificato, escluse le aggravanti, con pena pari a 5 anni e 4 mesi.

Concessa a Nunzio Laganà la sospensione della pena, così come a Salvatore Parlato, insieme alla non menzione. Revocata pure l'interdizione temporanea dai pubblici uffici applicata a Vincenzo Romeo e ridotta a un anno la durata della libertà vigilata a Giuseppe La Scala. Risarcite le parti civili e confermata nel resto la sentenza impugnata. Infine, ordinata la scarcerazione per Maurizio Romeo. Hanno difeso gli avvocati Tancredi Traclò, Nino Cacia, Tommaso Autru Ryolo, Salvatore Silvestro, Antonello Scordo. Luigi Gangemi e Angelo Colosi.

Secondo l'accusa, quello dei Romeo-Santapaola era un gruppo mafioso delocalizzato, che in maniera silente s’era insinuato sia nei gangli criminali di Messina, diventando praticamente il sodalizio egemone cittadino, sia tra le pieghe della pubblica amministrazione e nel mondo dei professionisti corrotti, per fare affari milionari.

L'operazione Beta 2 è il seguito della “Beta”, sfociata nell’estate del 2017 in 30 arresti. Svelata a Messina la presenza di una costola di Cosa nostra etnea, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva dell’attività di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire lucrosi affari. Tra i reati contestati oltre all’associazione mafiosa anche estorsioni, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, frodi informatiche, gioco d’azzardo illegale e trasferimento fraudolento di beni, corse dei cavalli.

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