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PALERMO

Spese pazze all’Ars, 5 condannati tra cui il sindaco di Catania: rischia la sospensione

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Il parlamento siciliano

La terza sezione del tribunale di Palermo ha condannato cinque dei sei imputati del processo per le cosiddette spese pazze dell’Ars. Fra i colpevoli Salvo Pogliese, sindaco di Catania in carica ed ex deputato: ha avuto 4 anni e 3 mesi e rischia la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. Unico assolto Titti Bufardeci.

I giudici hanno condannato gli imputati a pene relativamente severe, sopra i due anni, e che dunque non possono essere sospese: e chi ha avuto oltre 4 anni rischia di scontare la pena in carcere.

Oltre all’attuale sindaco di Catania Salvo Pogliese (4 anni e 3 mesi), il collegio presieduto da Fabrizio La Cascia ha inflitto 4 anni e 8 mesi a Rodolfo, detto Rudy, Maira, ex capogruppo all’Ars dell’Udc; 3 anni e 8 mesi a Cataldo Fiorenza, ex Mpa, imputato come capogruppo del Gruppo misto; 3 anni e 6 mesi a Giulia Adamo (ex Forza Italia, imputata per il Gruppo misto) e 3 anni a Livio Marrocco, ex di Futuro e Libertà.

Salvo Pogliese rischia la sospensione dalla carica di sindaco di Catania per 18 mesi, in base alla legge Severino, per effetto della condanna a 4 anni e 3 mesi rimediata nell’ambito del processo sulle 'spese pazze' all’Ars. I giudici del tribunale di Palermo hanno ritenuto fondate le richieste del pool coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Sergio Demontis (l'accusa era stata sostenuta dal pm Laura Siani, morta in maggio) riguardo alle spese dei parlamentari. Pogliese, in particolare, spese per sè 75.389,08 euro, utilizzati, tra l’altro, per rifare gli infissi dello studio del padre, 280 euro per la retta scolastica del figlio, 41 mila euro per pizzerie, hotel, american bar e soggiorni per sè e i prossimi congiunti, oltre che per l’autista, 31 mila per prelievi in contanti, 1366 per panettoni e spumanti.

Con lui sono stati condannati per peculato continuato altri quattro ex deputati regionali siciliani, che, secondo i giudici, hanno utilizzato fondi dei gruppi parlamentari per esigenze personali: Giulia Adamo in particolare avrebbe speso per sè 11.221,98 euro; Cataldo Fiorenza 16,220; Rudy Maira 82.023,20; Livio Marrocco 3.961,53 euro.

Pogliese e Maira sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e i loro eventuali rapporti di lavoro o di impiego con amministrazioni o enti pubblici o a prevalente partecipazione pubblica sono stati dichiarati estinti. Marrocco e Fiorenza sono interdetti dai pubblici uffici per due anni e 6 mesi.

Salvo Pogliese per ora non si dimette. «Non posso nascondere una enorme amarezza e una grande delusione per una sentenza che trovo assolutamente ingiusta. Ma da uomo delle istituzioni la devo accettare e rispettare», afferma su Facebook il sindaco di Catania, di Fratelli d’Italia, condannato a 4 anni e tre mesi per le 'spese pazze» all’Ars. «Nella mia vita - ha aggiunto - mi sono sempre comportato da persona perbene e onesta interpretando i ruoli, che i catanesi e i siciliani mi hanno affidato, con grande generosità, passione e infinito amore per la mia terra e per la mia Catania a cui sono visceralmente legato.

«Lo stesso amore - prosegue Pogliese - che due anni fà mi ha portato a lasciare un prestigioso ruolo al parlamento europeo per servire la mia città (in dissesto e con 1.580.000 di euro di debiti ereditati), con una contestuale decurtazione della mia indennità dell’80% e rinunziando alle tutele giuridiche che quel ruolo mi avrebbe garantito. L’ho fatto perchè sono assolutamente certo della mia correttezza etica e morale. Ho affrontato il processo con grande dignità, con documenti alla mano, e con decine di testimoni che hanno puntualmente confermato la correttezza del mio operato e l’assoluta «unicità» di chi ha anticipato ingenti risorse personali per pagare gli stipendi e il tfr dei dipendenti del proprio gruppo parlamentare e le spese di funzionamento, cosa mai accaduta all’Ars e in qualsiasi altro parlamento».

«Prendo atto con grande delusione - conclude - che ciò non è bastato a convincere chi doveva giudicarmi. Auspico che l’appello a questa ingiusta sentenza sia quanto prima, affinchè possa finalmente trionfare la giustizia e si possa dare la giusta rivincita a chi da oltre trent'anni, insieme a tanti amici e simpatizzanti, è stato sempre in prima linea per i valori dell’etica e della morale pubblica».

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