Sabato, 19 Settembre 2020
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IL CASO

Palermo, confessa un delitto dopo 5 anni e fa ritrovare il corpo della vittima

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Damiano Torrente

Un uomo di 46 anni di Palermo, Damiano Torrente, è da ieri in stato di fermo dopo che si è presentato ai carabinieri della stazione Falde, per confessare l’omicidio di una giovane donna rumena di 30 anni.

I resti della ragazza, che si chiamava Ruxandra Vesco, sono stati trovati dentro un sacco in un dirupo sul Monte Pellegrino dai Vigili del Fuoco, che sono intervenuti assieme ai carabinieri della compagnia di San Lorenzo e del Ris, coordinati dal pm Felice De Benedittis.

Torrente, che ha un precedente per stalking ed era stato rimesso in libertà nel periodo del Covid, avrebbe assassinato la ragazza nel 2015 e, negli ultimi tempi, preso dal rimorso, aveva cominciato a frequentare una parrocchia. Il sacerdote gli aveva detto che per ottenere il perdono di Dio doveva presentarsi alle autorità e confessare. Cosa che l’uomo, assistito dall’avvocato Alessandro Musso, ha subito fatto.

«È stata una scelta maturata e arrivata dopo un percorso di conversione». Lo dice l’avvocato Alessandro Musso che assiste Damiano Torrente, l’uomo che si è autoaccusato dell’omicidio di Ruxandra Vesco, spiegando la scelta del suo assistito di confessare il delitto. «È una vicenda che ha scosso tutti. Ancora ci sono diversi aspetti da chiarire e verificare - aggiunge - Il mio assistito era uscito dal carcere a marzo. Era accusato di stalking. Poi un periodo ai domiciliari e il costante avvicinamento alla fede lo hanno portato alla decisione di confessare il delitto». Una confessione sofferta raccolta in un lungo interrogatorio terminato la scorsa notte alle 3. Damiano Torrente fa il pescatore e avrebbe ucciso Ruxandra Vesco per motivi passionali. Ma su questo ancora restano dubbi e aspetti da chiarire, come spiegano gli investigatori.

La confessione di Damiano Torrente, fermato dal pm e accusato di aver ucciso Ruxandra Vesco, 38 anni, detta Alessandra, una donna che aveva abbandonato marito e figli e viveva di espedienti e truffe, mostra uno spaccato di degrado a Palermo tra prostituzione, usura, droga. Torrente confessa di aver garantito un prestito di 2000 euro fatto alla vittima da un suo conoscente (che ritiene pericoloso e di cui non indica le generalità) e che fino alla restituzione della somma Ruxandra doveva dare un interesse settimanale di 50 euro. Per questo la donna si prostituiva con la protezione di Torrente (sposato con un’altra romena). L’uomo ha confessato di usare cocaina (fa anche il nome di chi gliela forniva) così come Ruxandra e di gestire un giro di prostituzione nelle strade adiacenti il porto di Palermo. L'indagato dice di aver ucciso la donna, il 13 ottobre 2015, perchè «non solo lei voleva trasferirsi a casa mia ma minacciava di denunciarmi dicendo che io facevo il magnaccia». L’uomo sostiene che dopo la morte di Alessandra ha saldato il debito con «un certo Michele che vive allo Zen, non voglio dire altro perchè è una persona pericolosa ed è stato anche sparato». Torrente nell’interrogatorio col pm aggiunge: «Non voglio parlare di questo Michele anche per fatti diversi rispetto al fatto che fosse un usuraio. Non posso dire se questi fatti c'entrano con la morte di Alessandra, in carcere non sopravviverei due giorni».

Nella confessione al pm Damiano Torrente, 46 anni, accusato di aver ucciso Ruxandra Visco e di averne messo il cadavere in sacchi neri gettandolo da monte Pellegrino, dice di aver conosciuto la donna nell’estate 2015 all’Addaura. "Era una senza tetto - spiega - perchè il marito con cui viveva ad Alcamo insieme ai figli, l’aveva buttata fuori casa. Tra noi è nata una relazione sentimentale e sessuale». Quando Torrente conobbe la vittima la moglie era in Romania e lui racconta di aver ospitato Ruxandra nella sua villetta all’Addaura. Quando la moglie è tornata lui ha portato l'amante nell’hotel san Paolo pagando il soggiorno.

«Era addolorato, si è pentito. La porta del suo cuore l’aveva già spalancata al Signore. Ritengo di aver letto nel suo racconto tanto dolore, tanta sofferenza e un sincero pentimento». Lo dice il sacerdote che ha assistito nel suo percorso di redenzione Damiano Torrente l’uomo che si è accusato dell’omicidio di una donna romena nel 2015 a Palermo. "Quell'uomo voleva mettere in pace la propria coscienza con il Signore, voleva cambiare vita e questo l’ho percepito con estrema chiarezza». E poi ricorda: «Ci siamo incontrati per la prima volta oltre un mese fa anche se non era un fedele della mia comunità. Da allora ha iniziato il suo percorso e ci siamo visti quasi ogni giorno. Gli ho detto che era fondamentale chiudere i conti con la giustizia prima ancora di ricongiungersi
con il Signore».

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