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SECESSIONE

Messina, nel 1865 a chiedere l'autonomia furono Ganzirri e Torre Faro

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L'ipotesi della “secessione” di una parte di territorio ha una genesi antica. Furono gli abitanti dei villaggi di Ganzirri e Torre Faro, infatti, a chiedere di costituirsi in comuni autonomi oltre un secolo fa, inoltrando le istanze nel 1865, sostenendo di possedere i requisiti per elevarsi a Municipalità. La deputazione provinciale richiese il parere del consiglio comunale, il quale, nella seduta del 4 dicembre 1865, affermò che «le suddette borgate non possono per legge e per circostanze di fatto acquistar l'autonomia amministrativa». La concisione del parere ovviamente non accontentò le autorità provinciali, per cui il 13 aprile 1866 il prefetto sollecitò un nuovo parere.

L'Amministrazione comunale nel 1865 era retta da Gaetano Loffredo, marchese di Cassibile, ed il Consiglio, nella seduta del 5 maggio 1866, pose fine alla vicenda, osservando che «la segregazione delle borgate dal Capoluogo occorrerebbe a questo ultimo di indispensabile vantaggio, a tal segno che sino dal 1863 ebbe tratta dal suo seno una Commissione per gli studi e per le proposte in siffatta materia». In merito alla iniziativa degli abitanti di Ganzirri e Torre di Faro, "prescindendo dall'esame se la stessa sia effettivamente inoltrata dalla maggioranza di quegli elettori, osserva di non concorrere in esse borgate tutte le condizioni cui l'art.15 della legge 20 marzo 1865 subordina la segregazione delle borgate da un dato Comune. Ed invero hanno esse col capoluogo così facile comunicazione da non dare motivo a credere che i loro interessi non possano rinvenire nel Municipio una valida protezione".

"I loro abitanti, inoltre, nella più grande parte sono estremamente gente povera che con la pesca provvede al suo sostentamento; e se la loro industria non potrebbe da alcun balzello venire colpita, non potrebbe meno il commestibile che ne forma l'obbietto come quello che sfugge al consumo locale. Ed a tal riguardo giova osservare come il Comune di Messina, mentre ha assunto per cifre ingenti l'abbonamento del dazio consumo governativo, ha lasciato tuttavia esenti le due borgate del dazio sul vino prodotto nel rispettivo territorio, senza tener conto delle maggiori spese che per gli ordini novelli costano essi al suo bilancio. Così pure un arrendamento di dazi comunali in quei villaggi non sarebbe possibile o riuscirebbe di un esiguo provento; imponendo le più gravi spese di amministrazione per la ragguardevole estensione del territorio in cui facile, anzi inevitabile si è il contrabbando".

"E finalmente è rimarchevole come quegli abitanti levano sulla Città di Messina buona parte del commestibile segnatamente del pane, sui quali generi il dazio viene riscosso alla immissione nella Città talché o dovrebbero subire un doppio balzello, o non potrebbero esentarsene che con grave difficoltà». Da qui la bocciatura unanime. E per ironia delle vicende storiche sulla “autonomia”, il 15 maggio 2012, nel 66esimo anniversario di quella siciliana, la città di Messina, per ricordarne la promulgazione del 15 maggio 1946, le ha dedicato lo slargo della rotonda di Granatari.

Quello stesso slargo, non ancora della “Autonomia”, il 19 maggio 1890, era stato testimone dell'attivazione del nuovo servizio di trasporto tranviario che la “Gazzetta di Messina” del tempo l'indomani riferì: “Alle due precise di ieri, partiva dalla stazione marittima il treno inaugurale… a Ganzirri le campane suonavano a festa e furono gittati dentro le vetture dei fiori».

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