Domenica, 29 Novembre 2020
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L'EMERGENZA

Dpcm, lettera-sfogo di docenti e titolari di scuole danza di Messina: "Settore già devastato"

Mariangela Bonanno, Giovanna Tedesco, Gaia Gemelli, Mimma Cubeta, Milena Freni, Genny Ruggeri: sono le docenti e titolari di scuole di danza della città di Messina. Hanno deciso di scrivere una lettera da trasmettere al presidente della Repubblica, al premier Conte, al presidente della Regione Musumeci e al sindaco De Luca.

"Le ragioni del dissenso nei confronti del Dpcm - scrivono - vanno oltre le restrizioni contenute nel decreto stesso; risiedono nelle ultradecennali commistioni tra danza e sport, allorché il Coni si è “appropriato” di una disciplina avente esclusivo valore artistico (quindi senza alcun coinvolgimento diretto alla materia sportiva come si potrebbe pensare analogamente nel caso della ginnastica artistica) e dunque prerogativa fino allora esclusiva del mondo dell’arte e della cultura da che mondo è mondo. Prova ne è che nel 1948 è stata istituita a Roma l’Accademia Nazionale di Danza, già scuola di danza fondata dalla coreografa e ballerina russa Jia Ruskaja nel 1934, divenuta nel 1999 Istituto di Alta formazione specialistica artistica e musicale".

"La “danza” dunque (in particolare quella classica e contemporanea) è incontestabilmente una forma d’arte pura e semplice e tale doveva restare senza gli inquinamenti derivanti dall’introduzione della stessa tra le discipline sportive. A causa di quello che possiamo considerare un vero e proprio “scippo”, ne è sorta una grande confusione mai dissipata né regolamentata a causa della totale assenza istituzionale, consentendo che la disciplina venga disinvoltamente praticata anche nelle palestre e nelle associazioni sportive da insegnanti senza il titolo accademico rilasciato dall’unica istituzione fondamentalmente competente (l’Accademia di Danza, appunto) oppure da istruttori non qualificati allo scopo. Nel tempo, si è assistito a un fiorire di scuole di danza tra attività di ballo, attrezzi ginnici e vogatori, anche perché la formula “dilettantistico-sportiva” (con relativa affiliazione al Coni) ha sempre consentito il godimento, da parte delle associazioni iscritte, di formidabili sgravi fiscali e facilitazioni impossibili da ottenere da parte di chi, invece, ha affrontato con sacrificio e onestà il percorso impervio di osservare le regole facendo impresa".

"Tornando ai fatti recenti, non stupisce il fatto che tra le maglie (assai larghe e altresì nebulose) del Dpcm protese all’istituzione della costrizione di varie attività, la danza non venga esplicitamente nominata, ma occorra fare ricorso all’interpretazione per intuire come anche le scuole di danza siano oggetto del recente provvedimento ministeriale. Ancora una volta infatti, ecco emergere tra le righe la commistione tra danza e sport, dove per “palestre” si intendono tout-court quei locali che accomunano (forse l’unico aspetto malamente sovrapponibile) l’attività sportiva e la scuola di danza: in entrambe le situazioni abbiamo sale, spogliatoi, docce e una segreteria! Ma se ciò non fosse chiaro, il Dpcm specifica che sono sospese le attività afferenti “gli sport da contatto”: ci sarebbe da chiedersi che c’entra la danza (magari classica!) con la lotta greco-romana, l’aikido o il rugby...? Eppure andando a spulciare la circolare del Ministero dello Sport datata 13 ottobre, ecco spiegato che la danza in ogni sua forma è considerata uno sport di contatto".

"Ne deriva, secondo il “legiferante”, che le scuole di danza debbano sospendere le lezioni, sic et sempliciter! Ovviamente questo non rappresenta altro che l’ennesimo affronto alla categoria e una penalizzazione senza precedenti per un settore già devastato dal primo Dpcm che vietava le attività sportive in toto e il successivo lockdown, grazie al quale si sono totalizzati ben tre mesi di inattività straordinaria cui si aggiungevano i canonici tre-quattro mesi di chiusura estiva. Un salasso reso ancora più doloroso dall’assenza di sussidi specifici nei confronti di una categoria orfana, quale quella delle scuole di danza sotto forma di impresa. Questo stato di cose adesso è destinato a cambiare. La comunicazione inviata a Prefetto e Sindaco da un gruppo d’insegnanti messinesi titolari di scuole di danza è la prima di una serie di attività che se necessario condurrà all’impugnazione del Dpcm.
 
Parlare di salute pubblica e staccare i fili alla danza allo stesso tempo è una vera e propria contraddizione in termini".

Lia Courrier, danzatrice e blogger, ha commentato con parole asciutte e meritevoli di piena condivisione l’ultimo Dpcm: “Esisterà forse un vaccino per il covid-19, prima o poi, ma quello per l’ignoranza e l’inerzia con cui questo paese si trascina senza meta, non credo sarà mai possibile trovarlo".

 

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