Sabato, 16 Gennaio 2021
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OPERAZIONE DELLA DDA

Immigrazione clandestina sull’asse Catania-Grecia-Turchia: 19 fermi

L’inchiesta ha smantellato un pericoloso cartello di facilitatori considerato un anello di congiunzione con gruppi criminali attivi all’estero
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La Polizia di Stato ha fermato 19 persone

La Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 19 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L'operazione dei poliziotti delle squadre mobili di Siracusa, Bari, Imperia, Torino e Milano e del Servizio Centrale Operativo, su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Catania ha interessato le città di Bari, Milano, Torino e Ventimiglia (Im). L’inchiesta ha smantellato un pericoloso cartello di facilitatori considerato un necessario anello di congiunzione con gruppi criminali attivi in Turchia e Grecia che, a loro volta, agevolavano i migranti nel percorso verso la meta privilegiata (Francia e nord Europa) attraverso la rotta orientale che passa per l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia e l’Italia.

La vicenda nel dettaglio

Un gruppo criminale, composto da curdo-iracheni, afgani ed italiani, favoriva sia l’ingresso illegale in Italia e in altri Paesi Europei di migranti sia la regolarizzazione sul territorio nazionale di stranieri privi dei requisiti di legge, falsificando contratti di lavoro ed altra documentazione necessaria all’ottenimento del permesso di soggiorno. Un provvedimento di fermo di indiziato di delitto della Procura Distrettuale antimafia di Catania è stato eseguito dagli agenti delle Squadre mobili di Siracusa, Bari, Imperia, Torino e Milano e del Servizio Centrale Operativo, nei confronti di 19 soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un “network di gruppi indipendenti tra di loro”, lo hanno definito gli inquirenti, tutti collegati alla centrale estera, che operava attraverso ramificazioni attive nelle città di Bari, Torino, Milano e Ventimiglia.
Il gruppo a Bari si occupava di fornire accoglienza ai migranti presso il domicilio di sodali al gruppo, ovvero presso abitazioni messe a disposizione da titolari di agenzie immobiliari, e di fornire documenti giustificativi per il rilascio dei permessi di soggiorno agli stessi migranti giunti in Italia. Dalla città pugliese, i migranti venivano indirizzati a Torino e Milano per essere successivamente indirizzati a Ventimiglia, dove operava l’altro gruppo più nutrito. 
A Ventimiglia, il gruppo criminale, composto da cittadini stranieri di nazionalità pakistana e afghana, si occupava di trasportare nottetempo i migranti in Francia. Giunti a destinazione venivano avvisati i familiari per ottenere il pagamento pattuito. 
L’inchiesta ha smantellato un pericoloso cartello di facilitatori considerato un necessario anello di congiunzione con gruppi criminali attivi in Turchia e Grecia che, a loro volta, agevolavano i migranti nel percorso verso la meta privilegiata (Francia e nord Europa) a fronte del pagamento di ingenti somme di denaro (circa 6 mila euro a migrante, per l’intero viaggio attraverso l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia e l’Italia). 
«Il denaro corrisposto dalle famiglie dei migranti veniva accantonato in punti di raccolta in Turchia e poi versato al momento dell’arrivo del migrante nel Paese previsto, o attraverso sistemi di money transfer oppure con un meccanismo simile all’hawala come già verificato nel contrasto alle organizzazioni criminali nigeriane di tipo cultista», spiegano dalla Dda. Sequestrati 17 telefoni cellulari, 4 computer portatili, documenti vari e circa 25 mila euro in contanti.
L’intero network criminale aveva ampia disponibilità di denaro utile ad acquistare imbarcazioni, generalmente a vela, rubate o noleggiate, e a reclutare skipper in grado di pilotare le imbarcazioni verso la costa della provincia di Siracusa. Gli scafisti venivano remunerati con una somma pari a circa mille dollari per ogni traversata.

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