Giovedì, 05 Agosto 2021
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INCHIESTA

Messina, numerosi indagati per brogli e corruzione alle elezioni regionali del 2017. I NOMI

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C’era dell’altro. Non erano solo le nomine all’Amam. Ma è il calderone di voti, promesse, favori e mazzette alle elezioni regionali del 2017 nella provincia di Messina il centro-chiave dell’inchiesta che ormai da un paio di anni è gestita dalla Procura di Messina, con un ventaglio di reati ipotizzati che vanno a quanto pare dalla corruzione elettorale all’abuso d’ufficio, dal falso alle minacce aggravate dal metodo mafioso.

Un’inchiesta aperta nel 2018, per forze di cose ormai un po’ datata, che però è diventata “visibile” soltanto l’altro ieri con l’interrogatorio del sindaco Cateno De Luca, indagato per abuso d’ufficio dopo il mancato rispetto delle quote rosa in una partecipata del Comune, l’Amam. E gli indagati coinvolti secondo indiscrezioni sono complessivamente quattordici.

L’interrogatorio del primo cittadino è probabilmente l’ultimo in ordine di tempo di una serie di “faccia a faccia” avvenuti negli uffici della Dia, prima che i tre magistrati che gestiscono l’indagine della sezione operativa della Dia di Messina traccino le conclusioni. Ma non è poi detto che i sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Maria Pellegrino, con la collega della Procura Rosanna Casabona, dopo aver letto i verbali d’interrogatorio, chiudano tutto con un maxi avviso di conclusione delle indagini preliminari. Potrebbero per esempio inserire nuovi elementi nel novero dei fatti e delle tipologie di reato contestate, oppure modificare le imputazioni attuali, o ancora iscrivere altre persone nel registro degli indagati. Ed a quanto pare sarebbero attualmente quattordici le persone iscritte nel registro degli indagati, un numero che probabilmente è cambiato rispetto al quadro iniziale del 2018. Si tratterebbe di politici, mediatori e beneficiari cui, come periodo di riferimento, vengono contestati fatti avvenuti a ridosso delle regionali del 2017, quindi nel mese di novembre.

 

I NOMI

Si tratta per esempio dell’ex parlamentare regionale, milazzese d’adozione, Santo Catalano; dell’attuale consigliere comunale di Milazzo Lorenzo Italiano, ex sindaco e candidato a sindaco alle ultime amministrative; oppure del sindaco di Fondachelli Fantina Marco Pettinato e del padre ed ex sindaco del centro montano Francesco Pettinato; oppure della candidata a sindaco di Librizzi alle ultime amministrative Maria Pamela Corrente. Ci sono poi i nomi di Armando Buccheri di Terme Vigliatore; Carmelo Fascetto di Nicosia; del milazzese Francesco Salmeri; dei messinesi Placido Smedile, Davide Lo Turco e Giuseppa Zangla e del pattese Enrico Talamo che avrebbe agito su Tortorici. Nell’elenco degli indagati, ma questa notizia l’abbiamo già anticipata nell’edizione di mercoledì, figurano anche l’attuale sindaco di Messina Cateno De Luca e l’ex consigliere provinciale di Messina Carlo “Roberto” Cerreti, con l’ipotesi di abuso d’ufficio in concorso per la nomina di quest’ultimo nel Cda dell’Amam, in sostituzione del membro in precedenza designato, l’architetto Loredana Bonasera, con l’ipotesi di violazione delle cosiddette “quote rosa” e del cosiddetto “ingiusto vantaggio” a Cerreti.

L'INCHIESTA

Ma cosa c’è nei faldoni dell’inchiesta? A quanto pare tra l’altro, e soprattutto, c’è un lungo elenco di intercettazioni telefoniche attivate prima del voto nel novembre del 2017, in cui vengono delineati accordi pre-elettorali illeciti: pacchetti di voti assicurati a Messina e in vari centri tirrenici e ionici dai diretti interessati in cambio di denaro, oppure promesse di posti di lavoro sempre in cambio di una “raccolta voti”. Ma anche le minacce, alcune attuate con metodo mafioso, messe in atto da alcuni soggetti indagati, su mandato di chi aveva elargito mazzette ma poi non era stato eletto.


Dall'avvocato Pietro Fusca riceviamo e pubblichiamo

"Ricevo dalla Sig.ra Giuseppa Zangla, il cui nome è apparso oggi in diversi articoli di stampa quale presunta indagata in indagine DDA per brogli elettorali, la missiva allegata con la quale la stessa rappresenta la propria estraneità ai fatti e dichiara di non essere stata raggiunta da alcuna notizia, formale o informale, riguardo l'iscrizione del suo nominativo nel registro degli indagati. La Sig.ra Zangla ribadisce di non aver avuto alcuna partecipazione attiva alle elezioni regionali del 2017 e chiede, pertanto, una verifica delle informazioni, pervenute agli organi di stampa e, conseguentemente, una rettifica della notizia".

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