Venerdì, 26 Febbraio 2021
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L'AFFONDO

Vaccini in Sicilia, la polemica di Assocensis: "Sanità privata esclusa dalle somministrazioni"

A quasi tre mesi dall’avvio del piano vaccinale gli operatori della sanità privata convenzionata non sono inseriti in nessuna lista d’attesa e nulla fa sperare che questo avvenga

Nonostante il piano di vaccinazione in Sicilia sia stato avviato al pari del resto delle regioni nel resto d’Italia, permangono forti disagi e ritardi per la somministrazione delle dosi contro il virus da COVID-SARS 2. E’ la denuncia che presenta pubblicamente l’Assocendis (Associazione centri diagnostici Siciliani) reiterando i forti ritardi in tal senso e la mancanza di risposte da parte del responsabile vaccinazioni Asp Messina.

Il presidente, il dott. Filippo Iannelli, in una nota puntualizza come ad oggi trascorsi quasi tre mesi dall’avvio del piano vaccinale gli operatori della sanità privata convenzionata non sono inseriti in nessuna lista d’attesa e nulla fa sperare che questo avvenga. “Le strutture sanitarie private convenzionate come studi radiologici , laboratori d’analisi e centri di fisioterapia giornalmente si trovano ad operare e ad essere esposti a rischio di contagio eseguendo tac, risonanze magnetiche, radiografie , prelievi e trattamenti riabilitativi a pazienti potenzialmente affetti da covid, al pari degli operatori della sanità pubblica. Oggi molte strutture della provincia di Messina sono rimasti fuori dal piano vaccinale regionale.

Chiediamo allo stesso tempo di capire quali siano i criteri per le somministrazioni; perché alcune strutture hanno già completato la fase di vaccinazione e altre ne sono state completamente escluse e perché si è passato alla vaccinazione di alcune categorie che nella griglia delle priorità stabilite dal piano si trovano dietro le strutture sanitarie convenzionate.
Ci auguriamo che in tempi certi e rapidi si ottemperi a questo gravissimo disagio e che l’Asp di Messina dia una risposta i tal senso.

Siamo convinti che la strada migliore per la risoluzione dei problemi sia sempre il dialogo e il confronto, principalmente in questa fase delicata per il paese, ma questo non vuol dire essere calpestati, o peggio non avere risposte. Il dialogo, è quello che stiamo cercando da un mese col responsabile delle vaccinazioni ritenendo che altre strade, come quelle legali, siano da perseguire come ultima ratio qualora si continui a non ricevere risposte rassicuranti.

Nonostante la piena disponibilità della Direzione Sanitaria e le ripetute sollecitazioni agli uffici preposti , in particolare il dipartimento UOC SPEM nella persona della dott.ssa Tarabini e UOC farmacia territoriale nella persona della dott.ssa Rossitto non abbiamo avuto ancora alcuna risposta, né sappiamo quando ci sarà somministrato il vaccino.
Siamo una categoria che dall’inizio della pandemia ha aperto le porte delle proprie strutture nella battaglia comune contro il virus e  lo continueremo a fare perché è la nostra “mission” di medici e operatori della sanità, ma  come tali pretendiamo garanzie e tutele.

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