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INDAGINI CHIUSE

Corruzione, nuova inchiesta su Montante: indagati Crocetta ed ex capo Dia

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Rosario Crocetta

Chiuso dalla procura di Caltanissetta il nuovo filone di indagini sul sistema che aveva come regista l’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante, che coinvolge alcuni esponenti politici, ex assessori regionali, imprenditori ed esponenti delle forze dell’ordine, ex vertici della Dia. Tredici gli indagati ai quali è stato inviato l’avviso di conclusione indagini preliminari. L’ex paladino antimafia è già stato condannato a 14 anni con l’accusa di avere creato una rete di talpe che lo informava delle indagini a suo carico. Questa parte dell’inchiesta riguarda, invece, i finanziamenti illeciti che, secondo l’accusa, sarebbero stati erogati per sostenere la campagna elettorale dell’ex governatore Rosario Crocetta, accusato dai pm di essersi messo «a disposizione di Montante, asservendo agli interessi di quest’ultimo e dei soggetti a lui legati, gli apparati dell’amministrazione regionale, tra l’altro mediante la nomina di assessori individuati da Montante».

I tredici indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti. A chiudere le indagini, il procuratore aggiunto Gabriele Paci e i sostituti Davide Spina e Claudia Pasciuti. Nella lista degli indagati, dunque, oltre a Montante, l’ex presidente Rosario Crocetta e gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex commissario Irsap, Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, Vincenzo Savastano nella qualità di vice questore aggiunto della polizia di Stato presso l’ufficio della polizia di frontiera di Fiumicino; Gaetano Scillia capocentro Dia di Caltanissetta dal 2010 al 2014; Arturo De Felice, direttore della Dia dal 2012 al 2014, Giuseppe D’Agata, nella sua veste di capocentro della Dia di Palermo dal 2010 al 2014, e Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria. De Felice, scrivono i magistrati nell’avviso di conclusione indagini, avrebbe esercitato «le proprie prerogative istituzionali, sia investigative che direttive, in maniera tale da soddisfare gli interessi personali di Montante e di soggetti allo stesso strettamente collegati, adottando, anche su esplicita sollecitazione, iniziative pregiudizievoli nei confronti di soggetti invisi a quest’ultimo e favorendo, invece, quelli da lui ritenuti vicini». Secondo la procura di Caltanissetta, Montante, Turco, Amarù e Catanzaro avrebbero finanziato illecitamente la campagna elettorale del 2012 di Crocetta, versando 200 mila euro circa ciascuno. In cambio l’ex leader di Confindustria avrebbe ottenuto «contributi, finanziamenti per imprese riconducibili quest’ultimo o a soggetti al medesimo vicini». (AGI)

La replica del legale

«L'intera campagna elettorale di Rosario Crocetta è stata finanziata con contributi medi di cinquemila euro, conferiti con bonifici bancari, e integrati» dal candidato presidente della Regione Sicilia del centrosinistra, nel 2012, «con un assegno di 20 mila euro per saldare i debiti residui con i fornitori. Queste sono cifre vere e plausibili per una terra come la nostra». Lo scrive in una nota l’avvocato Vincenzo Lo Re, difensore dell’ex governatore dell’Isola, Crocetta, indagato dalla Procura di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta-bis sul cosiddetto «Sistema Montante». Il riferimento dell’avvocato Lo Re è ai presunti finanziamenti da 400 mila euro che il vertice di Confindustria Sicilia, con Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro, secondo la ricostruzione dei pm nisseni, avrebbe accordato a Crocetta. In Sicilia, aggiunge il difensore, «le imprese non hanno soldi per pagare gli stipendi e devono ancora nascere imprenditori disposti a puntare 400 mila euro sulla vittoria di un candidato del centrosinistra che i sondaggi dell’epoca davano perdente rispetto a Musumeci». Nella nota si rileva comunque come a maggio del 2018 la Procura di Caltanissetta contestasse «un finanziamento illecito di un milione di euro e oggi nell’avviso di conclusione indagini se ne contestano 400 mila, versati da Montante e Catanzaro». «Nessuna nomina - prosegue la nota - è stata sollecitata a Crocetta da Montante, e se è vero che Linda Vancheri (assessore regionale alle Attività produttive, ndr) era espressione di Confindustria, così come lo era Marco Venturi, nominato dal predecessore di Crocetta, Raffaele Lombardo (senza che il fatto costituisca reato), altrettanto vero è che Mariella Lo Bello (altro assessore di Crocetta, ndr) era rappresentante del mondo sindacale. Per quanto concerne i rapporti con Catanzaro, basta leggere le cronache di giugno 2015 per verificare che la discarica di Siculiana (Agrigento) fu l’unica che non si adeguò all’ordinanza con la quale Crocetta obbligava tutte le discariche siciliane a biostabilizzare i rifiuti. Da tale opposizione scaturì un braccio di ferro che portò al fermo della discarica per tre mesi, con un danno quantificabile in diversi milioni di euro. Attendiamo poi di sapere in relazione a quali appalti Crocetta avrebbe agevolato gli interessi di altri imprenditori vicini a Montante». L'ultimo riferimento del legale è alla «periodica ricomparsa di un fantomatico video a contenuto sessuale che ritrarrebbe Rosario Crocetta in atteggiamenti intimi. Se ne è parlato la prima volta durante la campagna elettorale per le comunali di Gela del 2008 e Crocetta - conclude l’avvocato Lo Re - querelò per diffamazione i suoi avversari politici, poiché non ha nulla da temere per insinuazioni di questo tipo». (AGI)

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