Domenica, 05 Dicembre 2021
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L'INTERVISTA

Dati Covid falsi in Sicilia: "Volevano dare idea di efficienza". Nascosti 180 morti del 2020

Il procuratore Maurizio Agnello sul caso: "Razza non ha risposto a magistrati e ha sbagliato"
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L'assessore alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza

«Il reato di falso è funzionale di solito ad altro. Apparentemente, l’unico motivo che ci siamo dati, atteso che la massima autorità politica regionale, cioè il presidente Musumeci, aveva invocato a più riprese la zona rossa, è che si volesse dare l’apparenza di una macchina sanitaria efficiente mentre così non era. O non lo era così come la si voleva fare apparire». A dirlo è il procuratore aggiunto di Trapani, Maurizio Agnello, a proposito dell’inchiesta sui dati Covid in Sicilia che ha condotto ieri a tre arresti e al coinvolgimento dell’assessore alla Salute Ruggero Razza, indagato (si è dimesso), in un intervista a Rainews24.

Razza davanti ai magistrati ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. «È un suo diritto e lo rispettiamo, ma ho detto al suo avvocato che un amministratore pubblico dovrebbe avere il dovere di spiegare la sua posizione», ha aggiunto Agnello. L’indagine è partita nei mesi scorsi da un laboratorio di Alcamo nel quale, ha ricordato il procuratore, «veniva processato un gran numero di tamponi e venivano trasmessi dati non veritieri: partendo da questo fatto siamo risaliti fino all’assessorato alla Sanità».

E così, ha ribadito, «abbiamo assistito a una sistematica alterazione relativa ai soggetti positivi al Covid, ai deceduti e ai tamponi, dati trasmessi poi alle autorità sanitarie centrali, che avevano il dovere di approntare le contromisure necessarie. Resta da capire il perché». «La frase "spalmiamo i morti", seppur in un contesto telefonico, ci ha colpito molto, ed è una terminologia significativa della spregiudicatezza della condotta. Ci sono alcune intercettazioni, su cui non voglio entrare, in cui emerge evidente il tentativo di calmierare i numeri», ha concluso Agnello.

Ben 180 decessi nascosti nel 2020

Centottanta decessi nascosti nel 2020. E poi «spalmati» nel 2021 durante la quotidiana comunicazione all’Istituto superiore della Sanità da parte dell’assessorato regionale alla Salute. E' una delle anomalie nella gestione dell’andamento della pandemia scoperta dalla Procura di Trapani nell’ambito dell’indagine che ieri ha portato all’emissione di una misura cautelare di arresti domiciliari per tre persone accusate di avere falsificato i dati Covid per scongiurare che la Sicilia finisse in zona rossa. Di Liberti e Salvatore Cusimano, dipendente regionale e suo stretto collaboratore - entrambi agli arresti domiciliari - avrebbero aumentato «i decessi, comunicando il numero di +15 in luogo di + 4, per recuperare - si legge nel provvedimento del gip - il dato relativo a +180 morti del periodo marzo-aprile 2020 mai comunicati prima». Siamo al 19 marzo 2021 quando Giuseppe Rappa, dipendente dell’Asp di Palermo, chiama la Di Liberti per avere indicazioni su cosa debba fare, perché «oggi ci sono solo 4 soggetti deceduti».

"Li sta facendo Salvo i ricoveri, io mi sto dedicando ai deceduti, stiamo facendo un giro di telefonate per sistemare un poco la situazione - dice - Domanda: deceduti di oggi ne abbiamo 4, vuol dire che se diamo quelli che abbiamo a domicilio non ne abbiamo più da parte, siccome ne abbiamo una sfilza; ne abbiamo 27, che sono vecchi deceduti che non abbiamo mai comunicato eh.. noi aspettiamo autorizzazione se li possiamo comunicarli o meno». "Quanti sono in totale oggi?», chiede la dirigente. «In totale oggi nei presidi ospedalieri sono 4 - le risponde Rappa - Però finendo questi, ci rimangono che abbiamo 27 deceduti che sono misti tra domicilio e ospedali». La Di Liberti ha la soluzione: «Eh.. cominciate a metterne qualche altro per arrivare a 15.. e recuperiamo qualcuno dei vecchi». "Ma sono vecchi nel senso che risalgono a marzo - aprile dell’anno scorso (marzo aprile 2020 ndr.)», dice Rappa. "Addirittura!- sbotta la Di Liberti - oggi ne aggiungete un 10 e basta». "E nel fine settimana se non ce ne comunicano altri, li possiamo prendere quelli vecchi?» chiede il dipendente. «Poi ne parliamo.. vediamo intanto cosa viene fuori», risponde la donna. Il Nas, che conduce le indagini, ha inviato almeno 40 comunicazioni di dati falsi inviate aall’ISS.

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