Lunedì, 19 Aprile 2021
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L'ALLARME

Coronavirus, Sicilia arancione ma decine Comuni rossi, cresce rabbia

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Ingresso ospedale Civico a Palermo

La Sicilia arancione vede con preoccupazione salire i positivi al Covid. Ieri altri 909 casi, ma a fronte di appena 7.500 tamponi, con un tasso di positività che è salito al 12%. Aumentano i Comuni in zona rossa e altri sono in procinto di esservi inseriti o di subire una proroga delle misure restrittive. Preoccupazione per Palermo a cui sono riferibili da giorni una buona parte dei nuovi casi e le cui strutture ospedaliere, ha detto il sindaco Leoluca Orlando, che chiede le misure «più restrittive possibili», sono in sofferenza. Sono 35 i centri di varia grandezza finiti in fascia rossa. E insieme ai timori, crescono l’insofferenza e la rabbia, soprattutto tra i commercianti: «Paghiamo le inefficienze degli altri», è l’accusa. Controlli a tappeto hanno interessato la regione soprattutto in questi giorni di festa: forze dell’ordine, elicotteri e droni sono stati mobilitati in modo massiccio. Nel Catanese, a esempio, è stato bloccato un ricco pranzo di Pasquetta. Tutti liberi professionisti: medici, avvocati, architetti e ingegneri. Sedici complessivamente, 11 dei quali sanzionati, quelli che, all’arrivo dei carabinieri, si erano nascosti nel seminterrato della villa o avevano scavalcato la recinzione per celarsi tra le piante del vicino di casa. Per loro multa salata da 400 euro a testa. La stretta continua.

Da un capo all’altro della Trinacria, da Palermo a Ragusa, i timori, del resto, sono gli stessi: «Il dato sull'aumento dei contagi resta comunque preoccupante e ribadiamo che di questo passo - afferma il sindaco Peppe Cassì - Ragusa potrebbe essere inserita in zona rossa. Insieme ad Asp continuiamo a monitorare costantemente lo scenario, pronti a porre in atto tutte le azioni necessarie che la legge prevede, proporzionali all’andamento dei dati».

Intanto i commercianti di Palermo sono sul piede di guerra e dicono no alla zona rossa che non sarebbe a loro dire giustificata: «Non sembra - afferma Confcommercio - siano superati i parametri oggettivi stabiliti dal ministero che farebbero scattare la zona rossa. Abbiamo vitale bisogno di lavorare. A chi è costretto a chiudere la propria attività senza avere sostegni adeguati, ma solo piccole elemosine, rimane solo di poter lavorare per rimanere in vita. Siamo noi, negozi e pubblici esercizi, a causa di iniqui decreti a pagare il prezzo più alto». E accusa: «Nessuno ha ammesso il fallimento della gestione emergenziale per come è stata condotta da oltre un anno. Ne è una chiara conferma anche la lentezza della campagna di vaccinazione che alle medie attuali vedrebbe ultimata la somministrazione della prima dose solo a febbraio del 2022».

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