Lunedì, 14 Giugno 2021
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LA SPARATORIA

Omicidio del figlio del boss Burgio alla Vucciria di Palermo, ci sono tre fermati

I tre sono stati fermati questa notte tre uomini con l’accusa di omicidio.

La squadra mobile di Palermo, guidata da Rodolfo Ruperti, ha fermato questa notte tre uomini con l’accusa di omicidio. Sarebbero i sicari che lunedi notte hanno freddato con tre colpi di pistola il 26enne Emanuele Burgio, figlio del boss Filippo Burgio.

L’hanno aspettato, si sono avvicinati a bordo di uno scooter e gli hanno sparato tre colpi di pistola. Un’esecuzione in pieno stile mafioso. Quello di Emanuele Burgio, un nome che conta in Cosa nostra - il padre era un fedelissimo del boss Gianni Nicchi, capomafia emergente che faceva affari con i cugini americani, finito in carcere nel 2009 - è caduto a terra ferito.

Soccorso da alcuni familiari, il 26enne è stato portato al pronto soccorso del Policlinico di Palermo. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Il giovane è morto poco dopo. Appena nel suo quartiere, la Vucciria, si è sparsa la voce dell’agguato, in ospedale sono arrivate circa trecento persone.

La notizia della morte ha scatenato la rabbia di parenti e amici, che volevano vedere il corpo di Emanuele. Per riportare la calma è dovuta intervenire la polizia. Gli inquirenti - l’inchiesta è coordinata dalla Dda e condotta dalla Squadra Mobile - credono sia un delitto di mafia. Lo confermerebbero le modalità dell’omicidio e l’ambiente criminale in cui gravitava la vittima.

Emanuele, secondo quanto risulta agli investigatori, gestiva lo spaccio di cocaina nel quartiere e avrebbe avuto dei contrasti con il clan del Borgo Vecchio, quartiere popolare a poca distanza dalla Vucciria. Il delitto è stato ripreso dalle videocamere di sorveglianza di alcuni locali del rione, una delle principali zone della movida del centro storico, che hanno immortalato i tre sicari arrivare su due scooter e fare fuoco.

Avvertiti da una telefonata anonima, gli agenti sono andati sul luogo del delitto: la zona era stata ripulita. A terra poche tracce di sangue e un casco abbandonato. La ha portato in questura una serie di persone per sottoporle a interrogatorio. Sarebbero uomini del quartiere del Borgo Vecchio con cui la vittima aveva avuto dei contrasti. La nonna di Burgio avrebbe puntato il dito proprio su persone del rione popolare di Palermo come possibili responsabili del delitto.

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