Giovedì, 28 Ottobre 2021
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LA RELAZIONE

Manca la cupola di Cosa Nostra e i clan si spartiscono gli affari

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La trasformazione con meno violenza e più infiltrazioni nel sistema politico e imprenditoriale, i fondi europei nel mirino

Un’organizzazione mafiosa che anche in Sicilia ha compiuto il “salto tecnologico”, è sempre più capace di infiltrarsi nei circuiti legali e sicuramente approfitterà della pandemia e della valanga di denaro pulito in arrivo dall’Europa. Un’organizzazione mafiosa che riesce a proporsi anche con il volto del welfare ed è parzialmente cambiata, passando da una struttura totalmente verticistica ad una parzialmente orizzontale.

Ci sono ancora molti dati da estrapolare nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre del 2020, resa nota in questi giorni. Dopo aver analizzato la situazione di Messina e della sua provincia, ci occupiamo del quadro generale siciliano.

I clan di Cosa nostra - scrive la Dia -, non riuscendo a ricostruire la cupola cui spettava il compito di definire le questioni più delicate, hanno adottato «un coordinamento basato sulla condivisione delle linee di indirizzo e dalla ripartizione delle sfere di influenza tra esponenti di rilievo dei vari mandamenti, anche di province diverse».

Nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento Cosa nostra resta egemone e si registrano ripetuti tentativi di una «significativa rivitalizzazione» dei contatti con le famiglie all’estero: le indagini rivelano come i clan hanno «riaperto le porte ai cosiddetti “scappati” - dicono gli analisti - o meglio, alle nuove generazioni di coloro i cui padri avevano dovuto trovare rifugio all’estero a seguito della guerra di mafia dei primi anni ottanta».

Nell’area centro-orientale della Sicilia sono invece attive organizzazioni «più fluide e flessibili» che si affiancano ai clan storici. Tra queste, sottolinea la relazione, «un rilievo particolare è da attribuire alla “Stidda”, un’organizzazione inizialmente nata in contrapposizione a Cosa nostra ma che oggi tende a ricercare l'accordo con quest’ultima per la spartizione degli affari illeciti».

Le indagini hanno anche evidenziato come alcune di queste organizzazioni hanno fatto «un salto di qualità» passando da gruppi dediti principalmente ai reati predatori a sodalizi "in grado di infiltrare il tessuto economico-imprenditoriale del nord Italia». Sempre gli stessi i settori d’interesse sui quali si concentrano le attenzioni dei clan: estorsioni, usura, narcotraffico, gestione dello spaccio di droga, infiltrazione nel gioco d’azzardo illecito e del controllo di quello illegale.

E continua, anche, l’infiltrazione in quelle aree economiche che beneficiano di contributi pubblici, in particolare nei settori della produzione di energia da fonti rinnovabili, dell’agricoltura e dell’allevamento. Infiltrazioni possibili grazie alla «complicità di politici e funzionari infedeli».

Nella parte orientale della Sicilia - scrive la Dia -, sono inoltre presenti ulteriori gruppi e clan mafiosi di minori dimensioni e con interessi circoscritti in un ambito territoriale limitato ma che si mostrano tuttavia pervasivi nell’area d’influenza di riferimento e operativamente spregiudicati.

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