Martedì, 26 Ottobre 2021
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LA PROCURA

Acque inquinate, sequestrata società Eni di Gela

Non sarebbe stato rispettato il piano del ministero dell’Ambiente in merito alla bonifica delle acque di falda

La Procura ha sequestrato la Società Syndial Sicilia, ora Eni Rewinds s.p.a, ramo aziendale della raffineria di Gela che si occupa di bonifiche. Secondo le indagini tecniche svolte dai consulenti dei pm non sarebbe stato rispettato il piano del ministero dell’Ambiente in merito alla bonifica delle acque di falda. Dagli accertamenti sono risultate alte concentrazioni di manganese, idrocarburi e mercurio nelle acque che poi finiscono in mare o nei terreni. Disposto il sequestro preventivo anche delle aree dello stabilimento destinate all’attuazione della bonifica. Sarà ora un amministratore giudiziario nominato dal gip di Gela a provvedere all’esecuzione del piano ministeriale. L’attività investigativa è stata eseguita dalla Capitaneria di Porto di Gela e dal Commissariato di polizia su delega della Procura guidata da Fernando Asaro.

Eni: sempre rispettati i requisiti di legge

«L'Eni ha sempre operato nel rispetto dei requisiti di legge e, prendendo atto dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria, si riserva ogni opportuna valutazione in sede processuale, continuando a collaborare con la magistratura» fa sapere un portavoce della società. «Eni prende atto dei provvedimenti adottati rispetto all’impianto Taf a Gela -spiega il portavoce -. La società, riservandosi ogni opportuna valutazione in sede processuale, conferma di avere sempre operato nel rispetto dei requisiti di legge e ribadisce che continuerà ad interloquire con la magistratura assicurando la massima cooperazione». Nel 2017 un’altra indagine accertò violazioni ambientali portando alla luce decine di tonnellate di rottami di ferro, fusti metallici, materiale edilizio di risulta accatastati sul fondale marino a ridosso della Raffineria di Gela per tutti i tre km di lunghezza del pontile che, con la diga foranea, compone il porto-isola dell’ex petrolchimico Eni. La scoperta fu fatta dagli uomini della squadra di polizia giudiziaria della guardia costiera gelese e dal nucleo operatori subacquei del corpo delle capitanerie di porto. A conclusione dell’indagine, la procura chiese e ottenne il rinvio a giudizio della società "Raffineria di Gela Spa» e di cinque suoi dirigenti, tra amministratori delegati e responsabili della struttura operativa integrata di logistica-mare (Soi3) chiamati a rispondere di inquinamento ambientale e di gestione illegale di rifiuti nell’area dello stabilimento gelese. L’azienda dell’Eni invece fu accusata di illeciti amministrativi. Secondo i pm, per alcune imprese che eseguivano i lavori di manutenzione delle pipe-line per l’imbarco e lo sbarco di prodotti petroliferi, il mare sarebbe diventato una immensa discarica abusiva con rilevanti risparmi dei costi di smaltimento dei rifiuti speciali.

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