Sabato, 28 Maggio 2022
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MAFIA

Sequestro da 100 milioni a ex re dei rifiuti di Catania. I messinesi Antonino e Carmelo Paratore

Nel corso della complessa indagine sarebbero stati accertati legami tra i Paratore e esponenti di primissimo piano del clan mafioso Santapaola Ercolano. I Paratore sono già stati indagati nell’operazione 'Piramidi' e successivamente giudicati e condannati

Finisce sotto sequestro l’impero aziendale e societario da oltre cento milioni di euro di Antonino e Carmelo Paratore, padre e figlio, originari del Messinese (di Santa Domenica di Vittoria), gestori in passato della più grande discarica della Sicilia, nel territorio di Lentini. Sono stati gli uomini della Dia di Catania, guidati da Carmine Mosca, a eseguire il provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania sulla base della proposta formulata dal procuratore di Catania e dal direttore della Dia. Nel corso della complessa indagine sarebbero stati accertati legami tra i Paratore e esponenti di primissimo piano del clan mafioso Santapaola Ercolano. I Paratore sono già stati indagati nell’operazione 'Piramidì e successivamente giudicati e condannati.

Negli anni sono riusciti a creare una vera e propria galassia di imprese, diversificando le attività della famiglia con società attive nei servizi di pulizia degli ospedali, nel settore immobiliare e nella gestione di un notissimo stabilimento balneare, sito sul litorale catanese. La vicinanza tra i tre, emerge, secondo la procura, «con certezza anche per la presenza degli stessi in occasione del battesimo della figlia del boss ed in occasione di un matrimonio di un congiunto». E’ proprio tale vicinanza ad esser ritenuta l’origine «dell’impressionante escalation imprenditoriale di padre e figlio"; per far luce su un arricchimento così rapido, gli inquirenti hanno passato sotto la lente di ingrandimento ben quaranta anni della loro evoluzione economica ed imprenditoriale. Da umile carpentiere il proposto è divenuto uno tra i più facoltosi imprenditori siciliani. Le complesse indagini patrimoniali, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia hanno consentito di appurare che l’ascesa imprenditoriale ha avuto una formidabile impennata intorno alla fine degli anni 90 e che gli investimenti compiuti in quegli anni risultano caratterizzati da massicce immissioni di capitali non giustificate dalla capacità economico-finanziaria che a quel tempo gli imprenditori possedevano.
Nel 2012, l’inchiesta «Piramidi» aveva dimostrato il ruolo dell’imprenditore quale braccio economico del boss. Con il provvedimento adesso il tribunale di Catania ha accolto le risultanze e le analisi degli investigatori della Dia sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, nonché sulle dichiarazioni di storici collaboratori di giustizia, tra i quali Santo La Causa, Gaetano D’Aquino e Salvatore Viola. E sarebbe stata acclarata la «perfetta correlazione temporale tra la crescita imprenditoriale delle imprese e il ruolo di vertice assunto di fatto dal boss nel clan Santapaola».

Sotto sequestro sono finite 14 società, 7 immobili e svariati rapporti finanziari, per un valore complessivamente stimato in oltre 100 milioni di euro. Il provvedimento ha interessato tre persone, una delle quali, storico esponente del clan Santapaola-Ercolano, Maurizio Zuccaro, attualmente detenuto in regime di carcere duro a seguito della recente condanna all’ergastolo per l’omicidio di Luigi Ilardo, ucciso a Catania nel 1996, poco prima di entrare nel programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. Già in passato, nei confronti dell’uomo, la Dia etnea aveva condotto accertamenti patrimoniali, sfociati nel dicembre del 2012, nella confisca dei beni per 30 milioni di euro e nell’aggravamento della misura di prevenzione personale.

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