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Alberghi, in Sicilia l'incubo non è finito. Poche prenotazioni a Pasqua

Oltre 170 imprese chiuse, per l'esattezza 175 a fronte di 111 aperte, con un saldo in negativo di 64 aziende. Tradotto in numeri reali, è l'effetto Covid sulle strutture ricettive siciliane, fotografato in un'indagine nazionale di Assoturismo Confesercenti: un bilancio pesante, che appare un po' meno nero solo se osservato nel quadro complessivo del Paese, che ha archiviato l'anno scorso con 4116 attività del settore turistico andate in fumo, il dato peggiore dell'ultimo quinquennio, mentre l'accelerazione delle chiusure non è stata compensata da nuove aperture, visto che in dodici mesi sono nate solo 1916 aziende per un saldo negativo di 2200 unità.

Tutto sommato, rispetto ad altri territori, l'Isola sembra aver dimostrato una maggiore capacità di resilienza, soprattutto al confronto con regioni come il Lazio o la Toscana o l'Emilia-Romagna, che hanno contato, rispettivamente, saldi in negativo di 1082, 174 e 168 imprese, «ma non c'è davvero nulla da esultare, perché nonostante l'overbooking di prenotazioni nei due mesi di luglio e agosto, nella Sicilia le chiusure sono fioccate anche nel 2021, battendo il già pessimo risultato del 2020».

Parola di Vittorio Messina, presidente nazionale di Assoturismo e di Confesercenti Sicilia, che spiega la maggior resistenza delle imprese turistiche isolane con il fatto che, «per la maggior parte, si tratta di strutture medio piccole e di proprietà, non in affitto, dunque con meno rischi di saltare. Detto ciò, lo tsunami Covid ha tolto l'aria anche alle attività nostrane, riducendo al lumicino la loro principale entrata, ossia la presenza di viaggiatori stranieri.

E il 2022 promette pure peggio. Difatti, la quarta ondata epidemica ha sostanzialmente cancellato gennaio e febbraio, e se la primavera nel resto d'Italia è partita al rallenty, con solo il 20% di camere prenotate per marzo, in Sicilia l'asticella si abbassa al 15%, mentre per Pasqua, se nell'era pre-Covid a febbraio registravamo già il 40% di prenotazioni, oggi riceviamo pochissime telefonate. Per non parlare dell'estate».

Insomma, il piatto piange, e a pesare, oltre alla quasi totale assenza del turismo straniero, è «il blocco degli eventi e dei viaggi di lavoro, dunque del settore della convegnistica, dove ha ormai preso il sopravvento l'effetto “Zoom”: anziché organizzare un meeting in albergo, lo si fa in video conferenza».

La soluzione? Messina invoca regole chiare sulle modalità della ripartenza della mobilità turistica, a partire da eventuali obblighi, che dovranno essere in linea nei tempi e nei modi con il resto d'Europa, «ma bisogna farlo immediatamente: la road-map che sta preparando il governo nazionale arriva già in ritardo, perché i nostri competitor, Francia, Spagna e Grecia in primis, hanno riaperto da tempo, e nel nostro settore chi arriva ultimo alla riapertura ha perso in partenza». L'incertezza, intanto, blocca gli investimenti, «sia quelli in grande, come può essere l'apertura di una struttura ricettiva, che quelli a breve e medio termine, come può essere la ristrutturazione di una piscina, mentre ci sono tanti imprenditori del settore che non sanno se continuare o mollare tutto». Di certo, conclude Messina, «nel 2022 non potremo più accontentarci dell'overbooking estivo del 2019: il nostro turismo è tarato per lavorare almeno sei mesi l'anno, non due o tre».

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