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Palermo: confiscato impero da 100 milioni all'imprenditore Ferdico, il re dei detersivi

mafia, Sicilia, Cronaca

È definitiva la confisca del patrimonio di Giuseppe Ferdico, 65 anni, imprenditore palermitano leader nel settore dei detersivi a Palermo. La sezione misure di prevenzione, su richiesta della Dda, ha emesso un decreto di confisca del patrimonio divenuto irrevocabile con sentenza della corte di cassazione, per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro. Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri del comando provinciale di Palermo.

Assolto nel primo grado di giudizio, Ferdico è stato condannato in appello alla pena di 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (a seguito del ricorso in Cassazione, la Suprema Corte ha rinviato gli atti alla Corte d’Appello, che non si è ancora pronunciata).

La confisca

Sono state confiscate quote societarie di 6 imprese operanti nel settore della grande distribuzione di detersivi, proprietarie di 4 complessi immobiliari a destinazione commerciale (ipermercati) e industriale (centro distribuzione merci), con sedi a Palermo e Carini. Quattro conti correnti, 13 terreni; 16 appartamenti a Palermo; 2 ville di lusso in località Tommaso Natale e Sferracavallo, per un valore complessivo attualmente stimato in oltre 100 milioni di euro.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Il procedimento di prevenzione nasce dalle indagini eseguite tra il 2006 ed il 2008 dagli specialisti del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo - Gico in cui Ferdico risultava indagato per la sua contiguità a «cosa nostra», in particolare alle famiglie mafiose di Acquasanta e San Lorenzo.

Secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avrebbe utilizzato, nella gestione della sua attività di commercializzazione di detersivi, anche risorse finanziarie di Claudio Lo Piccolo, figlio del boss Salvatore, e di altri esponenti del mandamento di San Lorenzo; si sarebbe interposto nella titolarità di immobili ad uso commerciale, in realtà riferibili alla famiglia mafiosa di Carini; avrebbe immesso nelle proprie società 400 milioni di lire riconducibili alla famiglia dell’Acquasanta; sarebbe stato, fin dagli albori della sua iniziativa imprenditoriale, «a disposizione» di Cosa nostra, garantendo ritorni economici e assunzioni a familiari di affiliati; grazie ai suoi rapporti con i clan, avrebbe potuto espandersi economicamente nei territori da esse controllate.

L'arresto di Provenzano e i "pizzini"

Inoltre, all’arresto di Provenzano e dei Lo Piccolo furono trovati dei 'pizzini' il cui contenuto avrebbe avvalorato la contiguità del Ferdico con la mafia, a cui garantiva posti di lavoro e corrispondeva periodicamente ingenti somme di denaro a titolo di ripartizione degli utili. Gli approfondimenti hanno fatto emergere, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, l’immissione di capitali nelle aziende dell’imprenditore e dei suoi familiari e uno sviluppo imprenditoriale significativo proprio nelle aree territoriali di riferimento delle famiglie mafiose ritenute vicine.
Nel 2012 la Sezione Misure di prevenzione, giudicò l’imprenditore soggetto socialmente pericoloso in quanto appartenente, anche se non partecipe, al gruppo mafioso in ragione di radicate relazioni con esponenti di vertice dell’organizzazione e, per questo, dispose il sequestro dell’intero patrimonio.

Il comandante Angelini, "Colpita zona grigia"

«Viene definitivamente acquisito al patrimonio dello Stato e quindi restituito alla collettività tutta un vasto patrimonio immobiliare riconducibili a società che hanno rappresentato nel tempo l’interfaccia economica di Cosa Nostra, un vero e proprio schermo per investire i soldi delle famiglie mafiose. I mafiosi temono sequestri e confische più degli arresti: bisogna contrastare sistematicamente gli interessi imprenditoriali della criminalità organizzata, colpendo i soggetti appartenenti alla cosiddetta "zona grigia", imprenditori collusi che con la loro contiguità agli ambienti criminali, basata sulla condivisione delle regole e della cultura mafiosa, alimentano un terreno fertile all’espansione delle consorterie a vantaggio delle quali vengono piegate le dinamiche del circuito economico». Lo ha detto Gianluca Angelini, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo in merito alla confisca da 100 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Ferdico.

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