Domenica, 03 Luglio 2022
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L'INTERVISTA

Strage di Capaci 30 anni dopo, memoria antimafia e futuro condiviso: l'impegno della Rai

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Il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, illustra l’impegno della Rai nel trentesimo anniversario della strage di Capaci. «Abbiamo il dovere morale di diffondere la consapevolezza civica alle giovani generazioni. Legalità come opportunità: significa vivere a viso aperto nel rispetto della propria coscienza»

La memoria è un impegno laborioso. Va oltre la storia, non si limita a osservare, ma è seme dei ricordi che rigenerano le radici collettive. «Coltivare la Memoria – ha affermato Liliana Segre – è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare». Perché, cantava Giorgio Gaber, «libertà è partecipazione». È lo spirito etico e professionale che anche quest'anno ha mobilitato la Rai nel trentesimo anniversario della strage di Capaci. Il servizio pubblico ha pianificato un palinsesto capillare, in grado di rappresentare, approfondire e rivivere le storie di Falcone e Borsellino. E lo sforzo delle testate giornalistiche è avanguardia in questo percorso, nel quale si intrecciano il patrimonio professionale e la capacità di interpretare il ruolo di “staffetta” della memoria, come osserva il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano: «Da meridionale e da napoletano ho vissuto e conosco il modo in cui si combattono le mafie. E sono convinto che - come servizio pubblico - abbiamo il dovere morale di diffondere la consapevolezza civica alle giovani generazioni. Non ci limitiamo a soffermarci solo sul dovere, ma vogliamo richiamare la legalità come opportunità, perché essere onesti significa vivere a viso aperto, mettere la testa sul cuscino con la serenità della propria coscienza. La politica repressiva è un aspetto della lotta alle mafie. È sacrosanta e necessaria. Però siamo qui a trent’anni dalla strage di Capaci e a volte incrocio ragazzi che non conoscono Falcone e Borsellino. Noi abbiamo un ricordo vivo, l'obiettivo è rinsaldare la memoria collettiva». Un impegno che il Tg2 ha affidato al coordinamento del caporedattore centrale, Francesco Vitale, palermitano, profondo conoscitore della realtà siciliana, con la quale ha misurato anni di esperienza professionale in prima linea, dal quotidiano L’Ora all’Unità per raccontare gli anni bui della violenza mafiosa. «Non a caso – aggiunge il direttore del Tg2 – il 23 maggio trasmetteremo in diretta i nostri telegiornali delle 13 e delle 20.30 da Palermo, da Palazzo delle Aquile. Ringrazio il sindaco Orlando per l’opportunità. È una scelta simbolica che ci vede schierati, anche fisicamente, dalla parte di chi interpreta la resistenza antimafia come valore fondante della nostra comunità. E in questo senso la parola “guerra” richiamerà il fronte ucraino, in un parallelismo che unisce chi lotta per difendere la libertà».

Negli ultimi anni gli interessi mafiosi si sono accomodati nei salotti dell’economia, privilegiando affari e investimenti. Un ruolo più defilato che, però, non può essere confuso con un arretramento: mimetizzarsi per le cosche significa infiltrarsi nel tessuto civile per stabilire forme di convivenza: «Più di calo della tensione direi che la mafia si è trasformata – aggiunge Gennaro Sangiuliano –. Ha cambiato pelle. Forse non c'è la consapevolezza strutturale di questi conversione. Il nostro compito è riaccendere i riflettori, anche rispetto alla mappa geografica delle articolazioni criminali. Le mafie sono un fenomeno italiano con proiezioni e collusioni internazionali. Una ferita gravissima a tutta l’identità nazionale. Per questo il 23 maggio del 1992 l’attentato di Capaci ha ucciso un pezzo di ciascuno di noi».
In questi anni sono affiorati anche fenomeni distorsivi, zone d’ombra e aree grigie che hanno tradito l’impegno per la legalità, senza però offuscare una memoria condivisa: «Considero il Risorgimento, la Resistenza e l’Antimafia – conclude il direttore del Tg2 – i valori costituenti della coscienza civile in un percorso di testimonianza quotidiana. Giuseppe Mazzini, Sandro Pertini, Falcone e Borsellino: nelle loro storie e nei loro esempi c’è il nostro futuro».

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