Domenica, 03 Luglio 2022
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Strage di Capaci, ritinteggiata la scritta "No mafia". Grasso: “Falcone era un fuoriclasse”

Torna a essere visibile la scritta "No mafia" sulla casina che sovrasta la zona dell’autostrada dove avvenne la strage di Capaci. In collaborazione con Amap, che è proprietaria dell’immobile, è stata infatti tinteggiata nuovamente la scritta realizzata nel luogo da cui fu innescato l’esplosivo che uccise i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. «Desidero ringraziare tutte le maestranze e i tecnici di Amap che ieri e oggi hanno collaborato con le associazioni che hanno organizzato il corteo e la pittura per dare nuova brillantezza  alla scritta sulla casetta di ingresso alla galleria Manolfo che sovrasta Capaci, di proprietà della nostra azienda. Quella scritta è un’icona dell’impegno civile e della ribellione nonviolenta dei cittadini delle cittadine contro la violenza, la cultura di morte e l’illegalità di cui la mafia è portatrice. Amap è e sarà sempre al fianco di chi porta avanti questa battaglia» ha dichiarato Alessandro Di Martino, al termine della manifestazione organizzata oggi da un cartello di associazioni di Capaci e Isola delle Femmine.

Piero Grasso su Falcone: “Era un fuoriclasse”

"Certamente Falcone è stata una delle persone che hanno più profondamente inciso sulla mia vita. Quando lo conobbi erano i primi anni che lavoravo a Palermo dopo il mio trasferimento dalla pretura di Barrafranca e lui, che veniva invece dall’esperienza presso il Tribunale di Trapani, aveva già fama di magistrato attento e scrupoloso". Lo ha detto, in un’intervista al Giornale di Sicilia, il senatore Piero Grasso già giudice a latere del maxi processo di Palermo, procuratore di Palermo, procuratore nazionale antimafia, presidente del Senato. "Un giorno - ha ricordato Grasso - trovai un fascicolo sulla mia scrivania con un suo appunto: riguardava il ritrovamento di un motorino bruciato. Un qualsiasi altro magistrato al posto suo avrebbe archiviato il caso, dati tutti i problemi da affrontare. Falcone no, non tralasciava nulla. Così, con mio stupore, portammo avanti quell'indagine con la massima attenzione, chiedendo una perizia al professore Giaccone, allora ordinario di medicina legale all’università di Palermo - purtroppo anche lui ucciso dalla mafia - che aveva sperimentato un sistema per risalire al numero di matricola sulle armi anche quando questa fosse stata abrasa. Così fece anche per il motorino. Per farla breve: Falcone risalì al proprietario, un ragazzo dal quale apprese che aveva avuto un diverbio con altri giovani, che prontamente Falcone rintracciò e fece confessare. Restai a bocca aperta: avevo capito di avere davanti un fuoriclasse.

"Un giudice così tenace non l’avevo mai visto. L’episodio può sembrare insignificante ma la dice lunga sullo scrupolo che dedicava al suo lavoro. Per me è stato un insegnamento". Da allora avete cominciato a lavorare insieme? "No, non subito. La nostra diventò u n'amicizia quando venni designato giudice a latere del maxiprocesso. Credo, anche se non ne posso avere la certezza, che ci sia proprio il suo zampino dietro la mia nomina....". Come lo sintetizzerebbe oggi il famoso metodo Falcone? "È un metodo che sarà sempre valido, perché mette insieme la visione strategica, la capacità di analisi, la solidità delle prove, l’accuratezza nel seguire le tracce del denaro, la tenacia nel lavoro, la comprensione del contesto, la lettura delle cause e delle conseguenze dei singoli reati per cercare il disegno complessivo. Tutti gli investigatori e i magistrati dovrebbero avere questi principi come regola quotidiana...". Poi, su Fiammetta Borsellino ha commentao: "Ho incontrato Fiammetta a Terrasini un paio di settimane fa. Voglio ribadire che il suo isolamento, che è percepibile, mi indigna e mi preoccupa...".

 

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