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IL CASO

Simone Melardi morto in carcere: a Catania i funerali e ancora tanti interrogativi

Annunciate diverse iniziative per porre l'attenzione sulla situazione all'interno delle case circondariale e sulle condizioni dei detenuti
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L'ultimo saluto a Catania nella chiesa di Santa Maria delle Salette, dove tantissimi hanno voluto stringersi attorno alla famiglia. Simone Melardi ha deciso di togliersi la vita il 25 agosto, all'età di 44 anni, dietro le sbarre della Casa Circondariale di Caltagirone, impiccandosi.

E ora sono tanti che si interrogano su questo gesto estremo che si poteva evitare. E per cui è stato presentato un esposto alle autorità giudiziarie al fine di accertare eventuali negligenze da parte del personale dell'istituto penitenziario. La chiesa era gremita di persone che lo avevano incrociato nel suo breve cammino terreno e hanno voluto dimostrare il loro affetto, rompendo il silenzio religioso con uno scrosciante applauso, a tratti commovente, che si è elevato alla fine della cerimonia composta. Intanto, l'avvocata Rita Lucia Faro, presente alla funzione, non si dà pace per quello che reputa un terribile caso di abbandono che deve scuotere la società civile. Il 7 si è svolto il conferimento dell'incarico ai periti per effettuare l'autopsia che dovrà chiarire le cause della morte di Simone. Un passaggio doloroso per la famiglia, che ha potuto rivedere il proprio caro all'obitorio del cimitero di Caltagirone. E in attesa di sviluppi rimane la certezza di un dolore lacerante reso meno pesante dalle carezze piovute in chiesa.

"Porteremo avanti questa battaglia, contro l'indifferenza, contro la solitudine e contro la perdita della speranza. Anche per lui. Mai più una/uno di meno", il commento del gruppo "Sbarre di Zucchero", che ha voluto salutare così Simone Melardi.

Intanto, anche a livello nazionale, fioccano le iniziative. Lunedì 12, dalle 21, su "Radio Radicale" e sulle pagine Facebook di "Nessuno tocchi Caino", "Folsom Prison Blues" e "Sbarre di Zucchero", si terrà un evento dal titolo "Mai più uno/a di meno", organizzato e moderato da Umberto Baccolo (membro del consiglio direttivo di "Nessuno tocchi Caino" e portavoce del "Comitato Riforma Giustizia") e da Elisa Torresin, per conto del gruppo "Sbarre di Zucchero", fondato dalle ex compagne di detenzione della suicida Donatela Hodo, per far conoscere il carcere "al femminile", allo scopo di sostenere lo sciopero della fame di Rita Bernardini, presidente di "Nessuno tocchi Caino", per l'emergenza-suicidi nelle carceri. E presentare il videoclip della canzone del cantautore Marco Chiavistrelli, dedicata proprio alla storia di Donatela (accompagnato da un commento musicato di Luna Casarotti, ex detenuta, ora attivista). Gli organizzatori hanno voluto ringraziare, in particolare, il presidente della CEI, il cardinale Zuppi, anche a nome di "Sbarre di Zucchero" e "Nessuno tocchi Caino", per aver accettato di partecipare all'iniziativa, mostrando sensibilità, interesse e partecipazione al dramma dei detenuti e alle battaglie non violente per arginare il dramma dei suicidi dietro le sbarre".

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