Lunedì, 30 Novembre 2020
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LA RASSEGNA

Taormina Film Festival, nelle “Signore in nero” di Beresford una storia d'immigrazione “felice”

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Gli immigrati fanno sempre paura, dagli anni 60 ad oggi non è cambiato nulla. Qualcuno che giunge dal mare, da un altro Paese, può persino scatenare paranoie. Così ho scelto di cambiare registro e far sorridere gli spettatori, raccontando il mondo che cambia». Parola del regista Bruce Beresford (celebre per “A spasso con Daisy”, “Music Graffiti”) che porta sul grande schermo un gruppo di giovani donne che, nella calda estate australiana del 1959, guarda con sospetto Lisa, la nuova arrivata da Parigi.

“Ladies in black” è la commedia vintage e al femminile, protagoniste le commesse d'un grande magazzino di Sidney, in anteprima nella prima serata del Film Fest al Teatro Antico.

«Ho scelto il '59 perché è una data chiave, per cogliere il mondo che cambia - afferma il regista - da qui in poi l'immigrazione europea avrebbe raggiunto le coste dell'Australia con forza e la liberazione femminile sarebbe divenuta realtà».

Eppure, l'Australia ancora oggi non brilla sul tema dell'accoglienza... «Ogni anno - dice Beresford - arrivano in Australia circa duemila migranti. Dopo la seconda guerra erano per lo più europei, oggi cittadini asiatici in cerca di una seconda chance: ciò significa che il paese è diventato sempre più cosmopolita. I media parlano di migrazioni in senso negativo, ma io ho preferito alleggerire il tono e raccontare il microimpatto di questa parigina, una giovane commessa assunta per il periodo di vacanze in un grande magazzino di Sidney».

L'ispirazione giunge dritta dalle pagine d'un romanzo, “Le signore in nero” di Madeleine St. John (Guanda, tr. Mariagiulia Castagnone): «Ciò che mi importava era poter guidare un cast quasi tutto al femminile, il loro punto di vista è molto più sfaccettato di quello maschile».

E Lisa ha il volto dell'attrice britannica Julia Ormond, che esordisce affermando: «Abbiamo raccontato una storia di emancipazione. L'Australia non ha le frontiere aperte, e centrare l'attenzione su questa emergenza mondiale è stata una sfida importante, pur con un tono lieve e colorato. Lisa è elegante e leggiadra, Bruce avrebbe voluto una donna con una taglia 40 invece ha insistito, “voglio te, perché l'industria ha bisogno di diversità, anche nelle forme e nelle taglie”. E io l'ho completata, dandole una mente aperta, capace di stupire le signore in nero, il colore delle uniformi femminili nei grandi magazzini australiani». Ovviamente, prima di Lisa...

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