Mercoledì, 21 Ottobre 2020
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L'INTERVISTA

Dai social al teatro e alla tv, il fortunato percorso dei palermitani Sansoni

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Sono giovani, sagaci e con un crescente peso “social”. Sono classe 92 e 94 e della loro comicità stanno facendo un vero e proprio lavoro, approdando a teatro e sul web con grandi riscontri: sono i fratelli palermitani Federico e Fabrizio Sansone, un duo comico di sangue, I Sansoni.

In una tv siciliana, criticando il loro sarcasmo sull’insediamento di un assessore leghista ai Beni culturali della Sicilia, Vittorio Sgarbi li ha definiti «tristi comici» e loro festeggiano sostenendo ormai di essere entrati nella storia, anche se avrebbero preferito l’appellativo di «capre ignoranti». «Tutto nasce dall’esigenza – spiegano i Sansoni - di dire qualcosa. Ci teniamo a non essere semplicemente “quelli dei video”. Sarebbe riduttivo e, soprattutto, non farebbe onore a tutti i ragazzi che collaborano con noi»

Palermo è da sempre una fucina di protagonisti e di coppie della comicità, dai tempi di Franco e Ciccio, fino a Ficarra e Picone, ai Soldi spicci, a Teresa Mannino e ad altri ancora. Chi sono i vostri punti di riferimento e qual è la cifra stilistica che vi differenzia?

Fabrizio: «Addirittura Franco e Ciccio e Ficarra e Picone! Sono leggendari. La nostra cifra stilistica la stiamo costruendo lentamente, esistiamo da soli tre anni quindi non possiamo pretendere di sentirci definiti in un’arte così delicata come la comicità».

Federico: «Ci teniamo a far sì che la comicità scorra fra le cose che sentiamo di dire. Un’arte quasi dimenticata, in questo mondo veloce».

Fabrizio: «Forse diciamo cose da “vecchietti”, ma ci piace salvaguardare la spontaneità con cui ragioniamo sulle tematiche, puntando alla distruzione degli stereotipi e delle generalizzazioni».

Come si differenzia la vostra comicità dai social a YouTube al palcoscenico?

Fabrizio: «Sono mondi diversi: hanno in comune i contenuti e le idee, differiscono soprattutto nella forma e nelle tempistiche di realizzazione. Stiamo ancora analizzando queste differenze, visto che abbiamo debuttato in scena solo due anni fa».

Federico: «Il talento è nulla senza la tecnica. Abbiamo studiato per salire sul palco e anche per essere perfettamente performanti come creator nel mondo dei social».

Fabrizio: «Differenziare il tipo di lavoro ci aiuta anche a gestire meglio gli impegni. Considerando che la maggior parte dei ruoli, anche tecnici, li occupiamo noi stessi. Abbiamo da sempre collaborato con “Atom”, una produzione palermitana di Manfredi Simonetti (una delle persone fondamentali per tutto il progetto “I Sansoni”) che è nata e cresciuta con noi fino a diventare una realtà come baby-produzione. Un regista, Marco Maria Correnti, ci ha spesso coadiuvati nella realizzazione dei video, specialmente quelli più complessi. Tancredi Bua è il nostro coautore principale. E tutti sono nostri amici, prima di essere nostri collaboratori».

Federico: «Ma un ago importante della nostra bilancia è il nostro “terzo fratello”, nonché nostro manager, Niccolò Presta. Anche lui molto giovane, anche lui pronto a crescere con noi. Crescere è sempre bello».

È nata prima in voi la voglia di far ridere le platee, oppure quella di manifestare un vostro impegno sociale?

Federico: «Impegnarsi socialmente per noi non è una caratteristica, è un dovere che sentiamo: ognuno di noi dovrebbe essere “impegnato socialmente”».

Fabrizio: «Ci piace far ridere mentre manifestiamo impegno sociale: i significati vengono veicolati più velocemente».

A volte la realtà supera la fantasia: come riuscite ad affrontare situazioni paradossali come i leghisti in Sicilia e le “perle” di Feltri senza perdere il sorriso?

Federico: «Partendo dal senso di amarezza, paradossalmente. In quella amarezza c’è voglia di riscatto. C’è la volontà di illuminare una questione umana, come il razzismo ad esempio nel nostro video “Io non sono razzista, però... ”».

Fabrizio: «Si può essere razzisti anche nella stessa nazione con cittadini superiori o inferiori che variano rispetto alla posizione geografica, come sostiene Feltri. E si può essere incoscienti consegnando ai leghisti la nostra cultura. Ma rimanere razionali è fondamentale per organizzare una critica di pace, gentile e pacata. Spesso si dice che dentro un comico alberga un animo triste che gli permette di essere cinico con la realtà. Ma noi non siamo dei comici con il solo obiettivo d’intrattenere. Noi vogliamo che passi un messaggio».

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