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Finalmente a Siracusa “Il Kouros ritrovato”

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La “Testa apollinea” ritrovata da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari nel Settecento e appartenente al museo di Castello Ursino si è ricongiunta con il torso acefalo di efebo acquisito nel 1904 da Paolo Orsi e appartenente al museo Archeologico di Siracusa. Una nuova opera si aggiunge così al catalogo della statuaria della Sicilia greca: il Kouros di Leontinoi.

A Siracusa, aperta al pubblico e visitabile fino al 7 marzo 2021 al museo archeologico regionale Paolo Orsi, la mostra “Il Kouros ritrovato”, voluta e curata dall'archeologo Sebastiano Tusa. L'idea di ricongiungere i due elementi lanciata dal critico d'arte Vittorio Sgarbi si è concretizzata grazie al sostegno della Fondazione Sicilia, chiudendo così la querelle che per anni ha impegnato la comunità scientifica in supposizioni sull'effettiva pertinenza dei due reperti a unica scultura di età arcaica. Molti archeologici si sono detti contrari anche per quel collarino di restauro tra i due “pezzi”.

Secondo le indagini petrografiche e geochimiche promosse dall'associazione LapiS (Lapidei Siciliani) già nel 2011 e integrate nel 2019, è possibile affermare in maniera univoca che testa e collo del giovinetto sono parti della stessa opera scolpita in un blocco di marmo, prelevato nell'isola greca di Paros. Per l'assemblaggio dei due reperti è stato utilizzato il foro già esistente alla base della testa, troncata nettamente nel Settecento, colmando “la brevissima lacuna” con una protesi in materiale plastico.

Lorenzo Lazzarini, docente di petrografia applicata dell'università Iuav di Venezia, sottolinea che nel corso del restauro «è stato possibile prelevare un terzo micro-campione, dalla frattura del collo della statua, in corrispondenza del punto di prelievo relativo alla testa, e sottoporlo all'analisi nello stesso spettrometro di massa per una perfetta confrontabilità dei risultati delle analisi isotopiche. Queste indicano in maniera univoca la parte di collo appartenente alla testa e quella appartenente al torso del giovinetto appartengono alla stessa scultura».

Il progetto di allestimento della mostra è dell'architetto Francesco Mannuccia che ha seguito le indicazioni del direttore Calogero Rizzuto, prima della sua scomparsa. «Grazie al concorso di altri saperi disciplinari è stata determinata la posizione relativa dei modelli tridimensionali della testa e del torso - spiega Fabrizio Agnello, docente al Dipartimento di Architettura dell'università di Palermo -. Definita la posizione dei due frammenti, è stato possibile elaborare il volume solido della parte mancante».

L'iniziativa è promossa dalla Regione Siciliana, dal comune di Catania e dalla Fondazione Sicilia, in collaborazione con l'Associazione LapiS. La produzione della mostra è di Civita Sicilia. Il “Kouros ritrovato” sarà condiviso dai due musei proprietari con periodi di esposizione che durino almeno un anno.

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