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Dal romanzo di Ammaniti, la serie girata in Sicilia: la speranza del mondo è "Anna" e lo Stretto

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Sicilia, Cultura
In un mondo in cui la pandemia ha ucciso tutti gli adulti, restano solo i piccoli

«La speranza è rappresentata dalla Sicilia. Solo un dito d’acqua la divide dal continente eppure è uno spazio enorme perché lo Stretto rappresenta un varco ideale verso il futuro per Anna e suo fratello, Astor, in fuga dal contagio verso la salvezza». Ecco il leit-motiv di “Anna” nelle parole del suo autore, il romanziere e sceneggiatore romano Niccolò Ammaniti, già vincitore del Premio Strega con “Come Dio Comanda” (2009).

“Anna”, è stato pubblicato nel 2015 da Einaudi Stile Libero con notevole successo e ieri in una affollata conferenza stampa virtuale è stata lanciata l’omonima serie tv che sbarcherà sul palinsesto Sky il 23 aprile, composta da sei episodi (subito disponibili in streaming su Now). Scritta con Francesca Manieri, prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli con Lorenzo Gangarossa per Wildside.

«La serie – continua Ammaniti – è fedele al libro nella sua essenza ma se ne discosta nei fatti. Il messaggio centrale è la speranza e per parlare di attualità, come il premier Mario Draghi credo che la salvezza possa arrivare solo dandosi delle regole, privilegiando la collettività sull’egoismo».

“Anna” è una produzione originale molto attesa e su cui c’è molto interesse (anche grazie al successo de “Il miracolo”, scritta da Ammaniti-Manieri). Gazzetta del Sud ha visto le prime due puntate ambientate in Sicilia – come gran parte della serie, fra Palermo, Messina e la sua provincia – in cui si narra l’esplosione di una pandemia, La Rossa, un retrovirus che ha sterminato tutti gli adulti, lasciandosi un mondo collassato e abitato solo da branchi di bambini selvaggi che seguono la legge della giungla.

Anna (interpretata dall’esordiente palermitana di 14 anni Giulia Dragotto, scelta fra duemila candidate) vive con il fratellino Astor ( interpretato da Alessandro Pecorella, 9 anni), che verrà rapito da i Blu, una comunità comandata da Angelica (Clara Tramontano) che si trova a Bagheria. La perfida regina tiene con sé anche “La Picciridduna” (Roberta Mattei) l’unico adulto sopravvissuto al virus; da qui comincerà un viaggio fra le rovine della civiltà, “il prima”, verso un futuro inedito in una Sicilia post apocalittica mentre la natura si riprende il possesso del mondo.

«Ho lavorato fra centinaia di ragazzini, come in una grande famiglia. Anna mi è rimasta nel cuore – continua l’autore e regista della serie, Niccolò Ammaniti – ma non è stato semplice girare. Prima di tutto abbiamo dovuto trovare le location attraverso un lunghissimo tour della Sicilia. La difficoltà era quella di raccontare un mondo dominato da tribù di ragazzi che si spostano saccheggiando edifici abbandonati, raccogliendo oggetti che possono scambiare o portarsi dietro». Ma la realtà incombeva e così una serie che racconta un virus mortale si è trovata a combattere con il Covid-19: «Abbiamo iniziato le riprese e mentre eravamo a Palermo è esplosa la pandemia; da un giorno all’altro siamo finiti tutti in lockdown, fermandoci per mesi. Lo ammetto, è stato surreale girare la serie mentre sull’isola dominava un contagio che seminava paura e morte».

Tocca alla co-sceneggiatrice Francesca Manieri sottolineare come “Anna” sia «una serie titanica guidata da una visione di contrapposizioni: il bene contro il male, la grazia contro la visione retributiva della vita». Del resto, in questo racconto distopico e visionario che trae forza dal contesto isolano, un ruolo centrale nel racconto ricade sulla madre (Elena Lietti, protagonista ne “Il miracolo” e in “Tre piani”), voce narrante fuori campo, che prima di morire lascia ai figli un quaderno con le istruzioni per farcela, “Il Libro delle cose importanti”: «È la sua eredità, un grido d’amore in un mondo che verrà stravolto, per ricordare ad Anna e Astor che l’amore può vincere tutto».

Ma oltre alle prove convincenti di Giulia Dragotto e Alessandro Pecorella, tutto il giovanissimo cast siciliano presente in Anna (compreso Pietro, interpretato da un altro giovane esordiente siciliano, Giovanni Mavilla) risulta davvero convincente, anche grazie all’uso moderato del dialetto che aggiunge spezie alla narrazione. La selezione – curata da Dario Ceruti e Maurilio Mangano – per oltre 60 ruoli si è basata su più di 14.000 bambini in età scolare, e il risultato finale è un viaggio vero e proprio, accompagnato dalle musiche originali firmate dal compositore Rauelsson e introdotte da Cristina Donà che firma “Settembre”, la canzone della sigla.

«A posteriori – conclude Ammaniti – mi sono reso conto che il rapporto adulti e bambini ha segnato la mia produzione letteraria, a partire da “Io non ho paura”, passando per “Io e Te”. In tal senso, “Anna” è il passo finale».

© Riproduzione riservata

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