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"Eroine" di Vinicio Leonetti: una donna siciliana e la sua "rinascita"

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Assiste ad un agguato, diventa testimone di giustizia e "testa di cuoio"
libri, Vinicio Leonetti, Sicilia, Cultura
Vinicio Leonetti. Giornalista, alla sua prima prova da scrittore

Concetta Casiglia non voleva fare l’eroina. E non avrebbe mai immaginato di diventare un testimone di giustizia, un agente dei servizi segreti, una “testa di cuoio” inviata in missioni speciali. Ma questo le accade, dopo avere assistito a due omicidi :“Armando Riccobono e Anna Guttadauro morirono sparati in testa …il maresciallo che indaga sugli intrecci tra Cosa nostra e i politici.. aveva scoperto il lato grigio della criminalità. Roba zozza. Bisognava toglierlo di mezzo” .

La strage di via Mariano Stabile a Palermo lei l’aveva vista tutta e ed era andata a testimoniare per rendere giustizia a quel servitore dello Stato: “Il Maresciallo Riccobono. Un maledetto sbirro. Di quelli che si perdono i pranzi di famiglia, le cene con i colleghi e le pause caffe, ma non fanno una piega quando c’è da seguire una pista, anche se puzzolente.” Nella storia di questa coraggiosa siciliana, protagonista del libro “Eroine” di Vinicio Lionetti, quell’agguato ritorna sempre, come una memoria ossessiva e dolorosa, come punto sorgivo della storia di metamorfosi che la donna dovrà subire. Diventerà una testimone di giustizia, un’eroina.

Lei non poteva tacere, quei due sicari li aveva riconosciuti: “Si sono loro li ho visti sparare”. Una storia estrema, con diversi piani di lettura e intrecci narrativi fra fatti di mafia, di spionaggio internazionale e innumerevoli avventure vissute da una stessa donna, che alterna i tacchi a spillo e gli scarponcini da militare con la medesima audacia.

Il volume pubblicato da Edizioni Città del Sole nel febbraio 2020, è il romanzo d’esordio di Vinicio Leonetti; ma la sicura tecnica narrativa, la fluidità del linguaggio e la stigmatizzazione abile di personaggi e trama, danno al lettore la sensazione che non si tratti di una prima prova letteraria. A conferma arriva la notizia che il libro “Eroine” è stato recentemente vincitore, come migliore opera di narrativa, del “Premio Internazionale Mario Luzi”.

Perché in realtà la scrittura la padroneggia da sempre Leonetti, un giornalista di razza, che è stato, per Gazzetta del Sud, Milano Finanza, Corriere della sera-Economia, Sole24Ore, Il Mondo (con collaborazioni in Rai e nella Tv svizzera Rsi) cronista di nera e giudiziaria, ma anche di economia e politica. E in questo libro il cronista emerge felicemente anche nello stile pieno di ritmo e, segnatamente, nell’uso di frasi brevi, efficaci, fulminanti.

La protagonista è dunque una donna, ma le eroine sono due. “Ci abbracciamo, accumunate dai casini. Eroine entrambi”, una dei servizi italiani e l’altra Violetta Bodin, agente del Mossad. Marisa è tosta, irrequieta, impavida:“ Vedo una tigre al posto dell’agente Falvo. Una di quelle tigri che piacevano a Rotella, tutte strappate e malconce, ma ancora ringhianti.” Ma lei voleva solo ripulire il mondo, stare dalla parte della legalità: “Fece la domanda in Polizia a 18 anni, due mesi prima dell’omicidio”. Veniva dal quartiere della Zisa, un perimetro marginale in cui si convive con soprusi e abusi, come quello che Marisa subisce, con l’assenso del fidanzato Pino, con lo stupro del branco. Quell’uomo lei lo vedrà sparare a Riccobono, da allora la sua vita cambia e diventa blindata :“Dopo la testimonianza mi diedero un posto in Polizia e la divisa che avevo sempre sognato…e poi da testimone di giustizia, diventai una volgarissima imputata di calunnia”.

Si perché due ‘ndranghetisti “malacarne calabresi” scagionano gli assassini, dando una versione falsa ma accreditata dagli inquirenti, facendo sbriciolare la lunga strada di costruzione della sua identità: “Ero come una morta che ricomincia da zero… Avevano cambiato luogo di nascita… Diventai romana con residenza. Quattro mesi di scuola di dizione”. Cambia accento, nome, città, connotati somatici, con interventi di plastica facciale. Lo Stato prima le riconosce la grandezza del suo gesto: “ A Maria Concetta Casiglia, per il suo coraggio nella lotta alla mafia” recitava l’encomio dal Presidente della Repubblica e poi crede ai due criminali: “Lo stato li ha premiati con uno sconto di pena, la protezione e l’anonimato.” Lei diventa un'altra e viene destinata ad incarichi in regioni sensibili e calde dello scacchiere della geopolitica internazionale : “Ho rischiato la pelle decine di volte. Il mio lavoro sporco, vigliacco, bieco ma nel nome dello Stato”.

Lei va e viene dall’inferno, per compiere operazioni della serie “Salvate il soldato Ryan”. Nel romanzo la troveremo alle prese con una nuova missione impossibile in Egitto, per liberare una nota giornalista italo-americana, di origine israeliana, Violetta Bodin, rapita da una frangia dell’Isis e tenuta prigioniera in un resort a Sharm el Sheikh in condizioni aberranti : “Il Pharaon l’albergo dei vip, imbottito di jihadisti sunniti quelli di Ansar Bait al- Maqdis”. La vittima dei terroristi, una donna devastata da violenze animalesche che l’agente troverà “ Azzerata. Quasi defunta”...La cellula Jidhista che ha bisogno di soldi per armi cosi si mantiene in vita.

Perchè questi non fanno una mazza da mane a sera se non sparare, violentare, uccidere, urlare.. dove li trovano i soldi? Ci può essere qualche petroliere islamico con pallino della guerra santa per catechizzare l’umanità, ma per ottenere di più ricorrono ai rapimenti.. parto dal presupposto che dietro ogni guerra non ci sono idee, ma tanti soldi.” Salverà Violetta:“ Ti devo la vita, questo non posso dimenticalo” dice la vittima di quel sequestro che ricompenserà Marisa facendola partecipare ad un programma tv in Israele per raccontare l’impresa della liberazione, ma così perderà la copertura e la sua vita dovrà subire una altro cambiamento di rotta : “Un ufficio nel consolato italiano a New York. A due passi abita la mia amica Violetta”.

La protagonista del libro si sente donna e femmina con una prorompente bellezza mediterranea che è la corazza con cui affronta il mondo. Con la stessa sicurezza con cui si muove su scenari di guerra, si muove nella sfera sessuale che vive con disinvoltura e ironia. La sessualità per lei è diletto, edonismo, ristoro, sollievo da fango e pistole, ma anche desiderio di sentirsi voluta e amata . Anche se quest’aspetto è raccontato forse con gergo troppo esplicito e maschile! La vita singolare e raminga di Marisa contiene delle zone di conforto; il dinamismo del suo lavoro viene bilanciato dal desiderio di pace, di semplicità, di normalità, di gesti e riti feriali.

E allora a spie e terroristi fanno da contraltare di purezza, le presenze di Cindy e Mario,“ la famiglia più bella del mondo”. Per lei il ritorno in Italia, a casa, dopo il vortice delle missioni, rappresenta “la fine di un incubo, qui tutto significa vita. Gente che lavora e non pensa da mane a sera come sparare e annientare il nemico, il mondo è un altro: ci sono la terra, i finocchi, gli alberi fioriti e i nidi degli uccelli. La vita è questa. Il deserto non è per me” . E’ c’è anche il cucciolo Titti “che ogni tanto fa il cane” e Carlo, senatore e amico d’infanzia, sempre presente, ma anche responsabile della piega imprevista che prenderà la storia. Una cocente delusione e un atto estremo si trasformeranno per la nostra eroina nel riscatto giudiziario, nel trasferimento oltreoceano e nella lievitazione del suo conto bancario. Insomma, un’ennesima rinascita, ma questa volta definitiva e pacificata.

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