Sabato, 28 Gennaio 2023
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"GROUNDED"

Madre e pilota di droni, la guerra secondo Livermore allo Stabile di Catania

"Il punto è che il pilota vede in faccia coloro che uccide, e questo prima o poi li conduce alla follia. La protagonista punta il suo obiettivo, ma vede una bambina che esce per strada, il suo cervello va in tilt e in lei riconosce la figlia"
Sicilia, Cultura
Davide Livermore

«Grounded», a terra. La guerra con i droni pilotati da remoto, testo profetico di George Brant, debutta il 5 aprile allo Stabile di Catania con Linda Gennari nel ruolo di una pilota di F16 che è tornata in servizio dopo la maternità e viene destinata a una base nel deserto del Nevada. Da un bunker anonimo la top gun può raggiungere qualsiasi obiettivo. La regia è di Davide Livermore, che per il debutto italiano dello spettacolo ha costruito un impianto scenico che riproduce una piattaforma in bilico, «sospesa sul baratro - dice il regista - che può simulare il volo di un aereo, in questo caso il movimento del drone».

«La guerra fatta con i droni - aggiunge il regista - non è certo una novità, vengono usati ormai da molti anni ed è certamente un modo vigliacco di combattere. Il testo fa riferimento alla guerra in Afghanistan, ma il punto è che il pilota vede in faccia coloro che uccide, e questo prima o poi li conduce alla follia. La protagonista punta il suo obiettivo, ma vede una bambina che esce per strada, il suo cervello va in tilt e in lei riconosce la figlia. Non spara, disobbedisce e verrà condannata dalla corte marziale. Ecco la trama, che sfiora in ogni momento la crudeltà della guerra e in un momento così buio, qualunque 'operazione speciale', così come le 'operazioni di pace' sono un’offesa al Cielo. Sono modi abbastanza ipocriti di chiamare la guerra, assurdi sinonimi che servono però ad aumentare la spesa destinata alle armi. Ma la realtà in nessun caso può essere confusa con un video-game». Il regista è arrivato il 4 aprile a Siracusa, dove in mattinata sono iniziate le prove di «Agamennone» di Eschilo, che completa la trilogia dell’Orestea che vedremo per intero a luglio. «Tutti i tragici greci - spiega Livermore - dettano un’agenda etica per il futuro dell’umanità, e il teatro è una piattaforma che consente agli uomini di avvicinarsi al senso della giustizia. Io sono fortunato, chiunque lavori circondato dalle parole di Eschilo, è fortunato. Sono parole di salvezza. E sentirsi a casa in questo teatro antico e sacro è una gioia, che mi consente, e me ne scuso, di distogliere lo sguardo dagli orrori che ci circondano».

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