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Regione Siciliana, strabismo tra sacro e... profano

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Dopo l’editto di Segesta
Sicilia, Cultura
Segesta

«La sacralità laica dei nostri Parchi archeologici non ammette contaminazioni di altre iniziative culturali, per quanto dettate da buoni propositi. Ho chiesto all'assessore Samonà di diramare un atto di indirizzo affinché i direttori dei Parchi si attengano a valutazioni omogenee. Intanto, l'allestimento artistico attualmente ospitato a Segesta va spostato in altro luogo».

Così parlò Musumeci, che non è Zarathustra e neanche Bellavista, ma il presidente di una regione che custodisce giacimenti archeologici unici al mondo. Forse Luciano De Crescenzo - che nel film interpretava Gennaro Bellavista, professore di filosofia in pensione - ci avrebbe potuto illuminare con una delle sue teorie sociologiche per spiegare la doppiezza del governatore siciliano: ieri inflessibile guardiano del tempio, indignato dai profanatori della «sacralità laica», oggi romanticone convertito a «quella sua maglietta fina» di Baglioni e al «bello e impossibile» di Gianna Nannini, due degli artisti che calcheranno il palcoscenico secolare del teatro greco di Siracusa.

E se un tubo innocente dell'arte moderna, accostato alla storia millenaria di Segesta, era una «contaminazione» oltraggiosa da rimuovere con un editto, i concerti di Baglioni e Nannini rappresentano quel modello di estasi culturale che idealmente unisce la storia antica con la musica contemporanea. Almeno secondo la Regione che quest'anno ha spalancato le porte del teatro greco. Fino a ieri, però, certe commistioni erano state tenute a distanza da pareri negativi delle Soprintendenze di Siracusa e del Parco archeologico, consapevoli della vulnerabilità delle pietre millenarie, così come attestato dallo studio di un autorevole esperto. Aveva ragione Bellavista-De Crescenzo: «Save’ questa è civiltà. Lo sconto è un atto d'amore del venditore per il compratore. In un paese veramente civile lo sconto dovrebbe essere obbligatorio e diverso da persona a persona, hai capito?».

La Regione ha ceduto al «piccolo grande amore» e al «bacio a labbra salate» di Claudio Baglioni. E pazienza se ancora nessuno abbia alzato la mano per assumersi la paternità della scelta. Quantomeno per spiegare su quali pareri scientifici si fonda l’idea di aprire il teatro greco ai concerti, magari facendo leva su comprensibili ragioni economiche e autorevoli pareri di studiosi. Il dibattito, infatti, ha amplificato una legittima divergenza tra chi teme di sottoporre un patrimonio storico vulnerabile a uno stress da evitare (i soprintendenti i Siracusa, molti archeologi, il critico d’arte Vittorio Sgarbi...) e chi invece è favorevole a varcare i confini delle tragedie greche, accogliendo anche i concerti di musica leggera (l’ex assessore Fabio Granata, il prof. Giuliano Volpe, gli operatori economici della città…).

Poi, però, ci sono sono le responsabilità, i ruoli istituzionali e i documenti, l’impalcato che deve reggere la tesi. E in questo caso non è ancora emerso un foglio di carta che attesti la compatibilità del teatro greco di Siracusa con gli spettacoli musicali programmati dalla Regione. Anzi i precedenti sono tutti decisamente contrari (fu stoppato anche Zeffirelli), tanto che nel 2006 era stato avanzato un progetto - ancora nel cassetto - di restauro conservativo. Da allora non è stata spolverata una pietra. Quando si dice «sacralità»...

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