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LA RASSEGNA

A Siracusa si ripete “Agon”: Edipo sul banco degli imputati... ma viene assolto

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Eroe e mito. Ma anche irascibile e vittima delle sue pulsioni e della sua superbia. Edipo è stato processato al teatro greco di Siracusa. La Corte, presieduta da Pietro Curzio, primo presidente della Corte Suprema di Cassazione, lo ha assolto, poco dopo che la giuria popolare (il pubblico presente nella cavea) lo aveva già ritenuto non colpevole (votava alzando un cartoncino bianco o nero) anche se non all’unanimità. Resta il ricorso che l’accusa, il procuratore generale della Corte Suprema di Cassazione, Giovanni Salvi, presenterà all’Areopago. Come tradizione è andato in scena Agon, la simulazione processuale organizzata dal Siracusa International Institute con il supporto della Fondazione Inda e il patrocinio dell’associazione Amici dell’Inda, dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa e dell’Università di Messina.
Ha vinto la linea difensiva del legale del giovane re di Tebe, la presidente del Consiglio Nazionale Forense, Maria Masi. Ad aprire la serata il segretario del Siracusa Institute, Ezechia Paolo Reale, insieme al sovrintendente Inda Antonio Calbi e al giudice di Corte d'Appello Michele Consiglio.
Il presidente Curzio detta i tempi processuali e si lascia andare anche ad un «è stata una tragedia indimenticabile», ringraziando tutti gli attori. La Corte è composta dal consigliere delegato Inda Marina Valensise, dal vicedirettore dell’Agi Paolo Borrometi (che ha indossato la toga del padre Antonio, recentemente scomparso), dal presidente dell’Associazione Amici dell’Inda Pucci Piccione e dalla professoressa Loredana Faraci.
Accanto al suo avvocato siede Edipo, Giuseppe Sartori, accusato di parricidio (l’omicidio del re Laio, commesso in strada per una lite), incesto, minacce all’indovino Tiresia e di aver scatenato un’epidemia a Tebe. Tutti fatti commessi tra il 430 e il 420 a.C. Testimoni con lui anche Maddalena Crippa (Giocasta), e Graziano Piazza (Tiresia). Questi è il primo a parlare: «Il mio avvertimento era profondo e vero: doveva rinunciare alla sua superbia e ascoltare la voce di Apollo». Giocasta ricorda la vita serena con il marito-figlio fino alla scoperta: «Io mi uccido e lui si costringe a vivere il dolore».
Nel tribunale di Agòn anche lo psicoanalista Massimo Ammaniti per una perizia tecnica: «Mi sono reso conto che è il più grande thriller psicologico della storia. C’è una spinta epistemofilica, una spinta alla conoscenza. C’è un tarlo nella testa di Edipo che ha il forte bisogno di capire chi è. Riguarda tutti noi: conoscere se stessi. Poi c’è l’empietà della stirpe. Parleremmo di lui come persona affetta da narcisismo maligno. Le pulsioni lo hanno spinto ad uccidere il padre. Ma inizia il percorso di espiazione che lo porterà a morire nel boschetto».
«Capisco che non è facile perché voi lo vedete misero e non potente e arrogante – spiega Giovanni Salvi nella sua arringa – . Ma Edipo ha violato l'ordine delle cose. Ha ucciso sei uomini. Non è una lite di strada: è l’affermazione di sé. È consapevole di quello che fa. Deve essere punito con la pena che si è già inflitto: la cecità e l’esilio». Un altro Edipo è quello presentato dall’avv. Masi: «Edipo reagisce all’incrocio all’arroganza di un anziano. Lui era solo. Poi arriva a Tebe e conquista la città che lo proclama re. È considerato un re illuminato. Da sovrano difende la città anche dalla pestilenza. Nessuna responsabilità neanche sotto profilo morale. Lo condanniamo perché vuole conoscere la verità ? Conosci te stesso c’è scritto nel tempio a Delfi. Lo fa fino alle estreme conseguenze e si autoaccusa». C’è spazio anche per una difesa d’ufficio, tramite un vocale, dell’attore Glauco Mari.
«Edipo – dice infine Michele Consiglio rivolgendosi ai giurati – è un uomo che tenta di controllare gli eventi con la forza della propria intelligenza. Vuole capire e controllare le profezie. È un tentativo di farsi luce nell’oscurità. Occorrerebbe lasciarsi conquistare dalla conoscenza facendo spazio nella coscienza».
Poi la sentenza letta dal presidente Curzio: «Il parricidio e l’incesto sono fatti accertati ma Edipo era inconsapevole. Commette un pluriomicidio che non ha provocato lui. È la legittima difesa di un viandante. E non si può determinare che il suo comportamento abbia causato la pestilenza. Edipo ha agito in totale incoscienza, vittima di un passato che lo ha segnato. Un impegno spasmodico nel cercare la verità». Non tutta la Corte è d’accordo: «Edipo afferma di cercare la verità ma solo la sua – dice Paolo Borrometi – . Non si mette mai in discussione. Aggredisce Tiresia e Creonte. In lui è insita la violenza. Lui è potente e non ascolta nessuno, come i potenti, ma solo se stesso».

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