Martedì, 16 Luglio 2019
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IL CASO

Imprese siciliane creditrici della Cmc, diffida all'Anas e ai General contractor

Le oltre cento imprese siciliane, creditrici del gruppo Cmc di Ravenna in crisi, hanno inviato diffide e istanze di pagamento per oltre 50 milioni di euro all’Anas e ai General contractor del gruppo Cmc aggiudicatari degli appalti della Agrigento-Caltanissetta, della Palermo-Agrigento e della metropolitana di Catania; in vista dell’incontro di mercoledì prossimo con i debitori, a Roma, ribadiscono che i lavori non potranno riprendere se prima non saranno pagati i crediti pregressi e preannunciano «eclatanti azioni di protesta» se non avranno risposte e se il governo nazionale continuerà a tenere un atteggiamento distaccato.

«E' evidente - spiega il Comitato delle imprese creditrici - che il problema è stato provocato dal disinteresse del precedente governo nazionale e dall’Anas che non ha vigilato fino in fondo sulla corretta gestione della Cmc. Ma adesso al governo, a Palermo e a Roma, ci sono altri, che hanno il dovere di agire per evitare il tracollo di mezza Sicilia. Mentre l'esecutivo regionale, avendo a cuore gli interessi delle comunità e delle imprese colpite da questa crisi, responsabilmente ha incalzato Anas e Cmc ed è disposto a fare un sacrificio in compartecipazione se avrà l’avallo del governo nazionale, quest’ultimo si avviluppa in tentennamenti e neanche risponde alle nostre richieste di essere ricevuti. E’ come se temesse di essere ‘contaminato’ da comportamenti del passato».

«Basta perdere tempo, pagateci il pregresso, non cederemo ai ricatti - dice il comitato - Il ministro Toninelli sostiene di avere sbloccato la situazione grazie all’accordo tra Anas e Cmc che prevede la ripresa dei lavori entro fine mese, ma in realtà non si preoccupa dei soldi per pagare i lavori già fatti: sostiene che la competenza sui debiti della procedura concordataria è del ministero dello Sviluppo economico. Così finisce che nessuno decide niente. Ci aspettiamo che chi sta al governo ci dia un chiaro segnale, altrimenti l’ira dei 2.500 lavoratori esploderà e noi stessi non avremo più nulla da perdere».

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