Domenica, 06 Dicembre 2020
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IL COMMENTO

Si spengono le luci dei concerti a Messina, sarebbe un suicidio rinunciare dopo anni

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Vasco Rossi (tre volte), Ligabue (due), Tiziano Ferro, Jovanotti, la reunion dei Pooh, i Negramaro, Laura Pausini e Biagio Antonacci: da dodici anni Messina è la capitale dei grandi eventi (tutti sopra i 30mila spettatori) in Sicilia e più in generale da Napoli in giù. Un orgoglio per una terra come la nostra. E non è una forzatura utilizzare termini del genere. Ultima, o comunque in posizioni marginali, in quasi tutti i settori, la città dello Stretto una rivincita se l’era presa nella musica. Anche a sorpresa, visto quello che a queste latitudini si riesce ad esprimere, in tema di “circenses” (pensate alle delusioni nello sport) ma anche di “panem”.

Il meglio delle “note” italiane è transitato dallo “Stadio San Filippo” che, in trait d'union con il Teatro Antico di Taormina, ha rappresentato un’offerta straordinaria in qualità e divertimento. Ma non solo. Ed è qui il nodo della questione. Pensare che siano solo canzonette è un errore imperdonabile. Sottovalutare quanto questi eventi portino in termini di ricadute economiche su un tessuto drammaticamente martoriato è un peccato di superbia, se non addirittura di accidia (è il caso del panino-bibita per Gianni Celeste, non ce ne vogliano i neomelodici), e di miopia amministrativa. Nessuno vuol negare a Palazzo Zanca e all’Amministrazione la possibilità di seguire il percorso annunciato con il bando per la gestione degli stadi. Anzi. Verrebbe da dire: finalmente, visti i ritardi. Se costruito bene potrebbe rappresentare un meccanismo virtuoso per lo sport e non solo. E certamente consentire al Comune di alleggerirsi di gestioni che sono, ai tempi d’oggi, inaffrontabili.

Ma tutto va parametrato con i tempi tecnici. Se da un lato è giusto non vincolare i prossimi gestori degli stadi, dall’altro l’Amministrazione sa bene che un vincitore di questo bando – bene che vada, quindi senza ricorsi – lo si avrà solo nella prossima primavera. Troppo tardi per dare una risposta alle agenzie di spettacoli nazionali che calendarizzano i grandi eventi con quasi un anno di anticipo. Ecco perché ancora oggi, pec a parte, va fatto un tentativo serio e concreto per non perdere i concerti di Tiziano Ferro e Ultimo, saltati quest’anno e recuperabili nell’estate 2021 (possibilità offerta dallo schema votato dal Consiglio comunale, che dà Palazzo Zanca l’opportunità di riservarsi alcune date per eventi).

Due i motivi, uno immediato e l’altro di prospettiva. Il primo: circa 60mila persone hanno in mano i biglietti di questi due spettacoli e sarebbero costretti a spostarsi in altre sedi con inevitabili costi aggiuntivi. Il secondo: Palermo e Catania, con i sindaci Orlando e Pogliese, si sono già fatti avanti, con il capoluogo in vantaggio. Pronti ad ospitare i concerti di Ferro e Ultimo nell’estate 2021. A una condizione: che poi per gli anni successivi i grandi eventi restino lì. Per Messina si spegnerebbero definitivamente le luci.

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