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L'ANALISI

Tunnel o Ponte, tra le due sponde dello Stretto l’Alta velocità... delle parole vane

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Il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli

«Parole, parole, parole... soltanto parole...». Era formidabile il duetto canoro-parlato tra Mina e Alberto Lupo. Anno 1971. Un’epoca che sembra lontanissima. Ma il ritornello è più attuale che mai. E le «parole, parole, parole» sono quelle dette, scritte, declamate, proclamate, sussurrate, urlate dai vari esponenti del Governo nazionale sull’eterna questione del collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto.

Lungi da noi il far la cronistoria di tutto quello è accaduto in questi decenni. Ci limitiamo solo alle dichiarazioni dell’attuale ministro dei Trasporti, la dottoressa Paola De Micheli, laureata in Scienze politiche e manager nel settore agroalimentare. A partire da quelle rilasciate ieri, nel corso del Meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione.

19 agosto

«Ci sono due aspetti fondamentali che dovremo affrontare nei prossimi mesi. Quello delle regole della mobilità, che inevitabilmente saranno modificate e poi, c'è la grande sfida infrastrutturale, che è la sfida del Paese. Gli interventi prioritari sono l’Alta Velocità tra Reggio Calabria e Salerno e l’Alta Velocità per tutta la Sicilia, a prescindere dalla discussione sullo Stretto di Messina». Commentino: l’Alta Velocità in Sicilia non può mai prescindere dalla questione dello Stretto di Messina e dei collegamenti tra l’Isola e il Continente.

10 agosto

«Abbiamo avuto una proposta da parte di un gruppo di ingegneri che ci ha sottoposto questa ipotesi del tunnel sottomarino al posto del Ponte sullo Stretto di Messina», annuncia la ministra dei Trasporti. In realtà, qualche giorno prima, dalla Puglia, era stato lo stesso premier Giuseppe Conte a tirare fuori dal cappello il coniglio (“allevato” con cura nei mesi precedenti dal viceministro Cancellieri): «Sullo Stretto dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria. Una struttura ecosostenibile, leggera, che tuteli l'ambiente, anche sottomarina. Non posso dire faremo il Ponte sullo Stretto, non ci sono i presupposti». Un Tunnel? Nella zona a più alto rischio di sismicità? Lì dove passano alcune tra le più pericolose faglie del mondo? E chi si avventurerebbe in quella galleria sottomarina? Ma tant’è. Cancelleri propone, Conte dispone, De Micheli si adegua (tra forti mugugni e maldipancia del suo stesso partito, il Pd). E la ministra ribadisce: «Presenteremo la nostra proposta in sede di Recovery Fund». L’Europa, cioè, dovrebbe finanziare l’ennesimo studio di fattibilità, mentre il progetto del Ponte attende da decenni di essere realizzato?

31 luglio

«Il Ponte sullo Stretto ha senso se rientra in una nuova mobilità nazionale. Credo, però, che delle decisioni così importanti per il futuro di due territori, con un impatto sulla politica dei trasporti del Paese, debbano essere valutate con attenzione e con il giusto approfondimento». La ministra è a Palermo e così risponde ai giornalisti. Poi, aggiunge: «Ho dato mandato a una delle società “in house” del ministero dell’Infrastrutture di fare il primo lavoro di analisi trasportistica ed economica di un eventuale collegamento e che valuti anche l’impatto sul piano dei trasporti sia in Sicilia sia in Calabria. Poi metteremo tutto questo a disposizione di una discussione del Governo, della maggioranza e dei territori. A quel punto, quando sarà chiara qual è la migliore direzione da prendere, si potranno avviare eventualmente le fasi di progettazione». Ma i precedenti studi? E i precedenti progetti? E tutto quello che era stato fatto in tanti anni? La ministra non si sottrae alla domanda: «Quello che ereditiamo non lo buttiamo via, c’è un progetto e su questo abbiamo alcune valutazioni da fare considerato che, nel frattempo, sono cambiate le norme».

14 giugno

«Il Governo è pronto a fare gli approfondimenti necessari sulla possibilità di realizzare il Ponte sullo stretto di Messina, se questo progetto dovesse essere considerato una priorità». È sempre lei, Paola De Micheli, a dichiararlo, definendosi «piuttosto laica sul tema del Ponte sullo Stretto». “Laica” significa «non integralista» né a favore né contro ma poi la ministra aggiunge ai microfoni di Rainews: «La società che era stata costituita molti anni fa è in liquidazione e riprendere progetti ragionamenti e finanziamenti sul Ponte implica riaprire una valutazione delle opportunità che si possono generare, l’impatto ambientale e i costi. Se dovesse emergere davvero che il Ponte è una priorità, noi saremo disponibili a fare gli approfondimenti, senza dividersi ideologicamente. Quando si fanno le infrastrutture bisogna essere pronti a valutare se servono alla vita delle persone: siamo pronti a fare questa valutazione».

5 giugno

«Credo che prima ci debba essere una discussione dentro la maggioranza e una discussione con i territori sulla valutazione dell’impatto di quest’opera. E poi, con l’arrivo delle risorse del Recovery Fund, secondo me possiamo immaginare una fase di studi e di progettazione». A “Radio Anch’io”, su Rai Radio1, la De Micheli utilizza l’armamentario dei “se” e dei “ma”: «Ovviamente il Ponte è un’opera che se dovesse essere fatta, andrebbe fatta nel mare e quindi dobbiamo avere, anche in coerenza con le ragioni per le quali è nato questo Governo, e quindi la transizione ecologica e la sostenibilità ambientale, un occhio molto attento a un’opera che non può essere impattante sul mare». Ecco, questa, che è la prima dichiarazione rilasciata negli ultimi due mesi e mezzo dal ministro dei Trasporti, è un “capolavoro”: «Se dovesse essere fatta, andrebbe fatta nel mare» (!). Per questo si chiama Ponte sullo Stretto, e lo Stretto è un braccio di mare. Ora finalmente ne abbiamo consapevolezza.

Riavvolto il nastro, torniamo a ieri. Ed ecco «le sfide», «stiamo valutando», «i tecnici sono al lavoro», «se dovesse essere priorità», «c’è una proposta di Tunnel», «se il Ponte serve ai cittadini». Parole, parole, parole, soltanto parole. Che corrono rapidissime tra una sponda e l’altra. Ecco, possiamo dire che almeno si è realizzata l’Alta velocità... delle inutili chiacchiere.

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